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Per trasmettere la fede

· Con una meditazione pronunciata durante la preghiera dell’Ora terza Benedetto XVI ha aperto i lavori della tredicesima assemblea generale del Sinodo dei vescovi ·

E prima della messa di domenica ha proclamato dottori della Chiesa san Giovanni d’Ávila e santa Ildegarda di Bingen

Confessio e caritas sono i pilastri dell’evangelizzazione. Dunque è su queste direttrici che deve essere incanalato anche il cammino della nuova evangelizzazione. Con queste sollecitazioni di Benedetto XVI — offerte nella riflessione pronunciata a braccio durante la recita dell’Ora Terza con i padri riuniti in Vaticano lunedì mattina, 8 ottobre — sono iniziati i lavori della XIII assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi, convocata per riflettere sul tema «La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede».

Così il Papa — dopo aver ricordato ieri, durante la celebrazione della messa inaugurale dell’assemblea, che «la Chiesa esiste per evangelizzare», ed essersi soffermato sul senso e sull’essenza della missione — questa mattina ha dato l’orientamento dell’agire del cristiano, chiamato a diffondere nel mondo il Vangelo. Che altro non è se non la Parola di Dio, o meglio «Dio che parla all’uomo», che si fa presente tra gli uomini per redimerli e per salvarli. E attraverso il Vangelo Dio si «mostra vivo» ancora oggi, «rompe il grande silenzio», «apre le porte dell’esilio».

Il cristiano deve consentire a Dio di penetrare i propri sensi, alimentare il contatto con Lui attraverso la preghiera, «pensare in modo intelligente» la propria fede e agire insieme a Dio per trasmetterla a tutto il mondo. Benedetto XVI a questo punto ha ripetuto un concetto più volte espresso: senza Dio nulla ha senso nella Chiesa perchè «noi non possiamo fare la Chiesa», essa non comincia con il nostro fare; solo «Dio può creare la sua Chiesa», noi possiamo «solo cooperare» alla sua azione. Ma nell’adempiere a questa missione il cristiano «non deve essere tiepido», ha raccomandato il Papa. E ha ribadito che mezzi eletti per l’agire umano in comunione con Dio sono la confessione e la carità.

La confessione di cui ha parlato Benedetto XVI è quella che racchiude in sè il significato del martirologio, nel senso che essa presuppone la disponibilità a testimoniare sino al sacrificio della propria vita. Ed è questo, ha detto il Papa, «che ci rende credibili».

La carità invece è l’espressione del fuoco d’amore con il quale il cristiano accende il prossimo. «Solo accendendo la fiamma della carità — ha precisato il Pontefice — l’evangelizzazione diventa concreta».

Dopo la meditazione del Papa sono iniziati i lavori della prima congregazione generale. Presenti 256 padri sinodali, guidati dal presidente di turno, il cardinale Jhon Tong Hon, arcivescovo di Hong Kong, il quale in apertura ha pronunciato un breve discorso introduttivo. Successivamente, alla relazione del segretario generale, l’arcivescovo Nikola Eterović, è seguita la relazione prima della discussione, tenuta dal relatore generale, il cardinale Donald William Wuerl, arcivescovo di Washington.

Da ricordare infine che durante la celebrazione domenicale il Papa ha proclamato dottori della Chiesa i santi Giovanni d’Ávila e Ildegarda di Bingen.

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24 luglio 2019

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