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Per rispondere alle sfide planetarie della violenza

· Benedetto XVI ai partecipanti all’assemblea generale dell’Interpol ·

Sconfiggere la violenza che mina la costruzione di una  mondo basato sulla giustizia e sulla pace  richiede  la responsabilità della società nel suo insieme. Di questa convinzione Benedetto XVI ha fatto partecipi i rappresentanti dell’Interpol — organismo che riunisce le forze di polizia di 190 Paesi del mondo — ricevuti in udienza questa mattina, venerdì 9 novembre, nell’Aula Paolo VI, in occasione dell’ottantunesima assemblea generale che si è svolta in questi giorni a Roma.

A preoccupare il Papa è l’evoluzione della violenza criminale che, nella nostra epoca, provoca sofferenze all’intera famiglia umana. Essa si presenta, ha notato il Pontefice, in forme sempre nuove alimentando un fenomeno pericoloso che costituisce  tra l’altro «un grave fattore di destabilizzazione delle società e, talvolta, mette a dura prova la stessa supremazia dello Stato».

È per questo stato di cose che la Chiesa e la Santa Sede «incoraggiano quanti si adoperano per combattere la piaga della violenza e del crimine in questa nostra realtà che assomiglia sempre più ad un villaggio globale» ha detto il Papa, facendo poi riferimento alle forme più gravi delle attività criminali: in particolare il terrorismo,  «una delle forme più brutali della violenza»,  e la criminalità organizzata che «prolifera nei luoghi della vita quotidiana» e spesso «colpisce al buio».  In quest’ultima  fattispecie Benedetto XVI ha inserito il traffico delle persone, delle droghe, delle armi, delle merci contraffatte, dei farmaci «utilizzati in gran parte dai poveri, che uccidono invece di curare, e infine il traffico di organi umani».

Per contrastare tali aberrazioni il Papa ha chiesto «una coraggiosa e lucida analisi delle motivazioni soggiacenti», non escluse quelle meramente politiche, insieme all’assunzione di responsabilità di «tutti i soggetti che possono incidere su questo fenomeno»: a cominciare dalle famiglie sino a coinvolgere scuola, realtà religiose, mezzi di comunicazione sociale e gli stessi singoli cittadini. «Ciascuno — ha concluso — ha la sua specifica parte di responsabilità per un futuro di pace e di giustizia».

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20 ottobre 2019

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