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Per liberare l’anima dal terriccio delle cose e della banalità

· Gli esercizi spirituali alla presenza del Pontefice ·

Mosè, sulla vetta del colle, prega con le mani ferme fino al tramonto del sole, mentre, nella valle sottostante il popolo d’Israele combatte contro Amalek: è l’icona biblica scelta dal cardinale Gianfranco Ravasi per rappresentare il futuro della presenza di Benedetto XVI nella Chiesa. «Questa immagine — ha detto nell’introdurre le meditazioni per gli esercizi spirituali, iniziati nel pomeriggio di ieri, domenica 17 febbraio, in Vaticano, alla presenza del Papa — rappresenta la sua funzione principale per la Chiesa», cioè «l’intercessione, intercedere». E sempre nello spirito del racconto biblico, il porporato ha concluso il suo saluto iniziale formulando, «a nome di tutti», un augurio: «Mosè — ha detto — aveva 120 anni quando morì. I suoi occhi però non gli si erano mai appannati e il vigore della sua mente non era mai venuto meno. Questo è certamente un grande augurio che vogliamo rivolgerle». Prima di iniziare le meditazioni il porporato ha voluto offrire una rappresentazione simbolica degli esercizi spirituali come «un liberare l’anima dal terriccio delle cose, dal fango del peccato, dalla sabbia della banalità, dalle ortiche ed erbacce delle chiacchiere».

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13 novembre 2019

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