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Per l'Europa s'infrange il sogno della ripresa

· Il prodotto interno lordo resta fermo al più 0,1 per cento ·

Non cresce l'economia europea. Nel quarto trimestre 2009 il prodotto interno lordo (pil) della zona euro è aumentato di appena lo 0,1 per cento. Stesso dato per l'Ue a ventisette. Tra i principali Paesi solo la Francia può vantare una buona performance con un più o,6 per cento. Restano quasi ferme la Germania e l'Italia, entrambe con un meno 0,2. Su base annua, rispetto al quarto trimestre 2008, il pil della zona euro ha segnato una flessione del 2,1 per cento.

Le rilevazioni dell'Eurostat lasciano poco spazio alle facili speranze di ripresa. Ieri hanno pesato sull'andamento delle Borse, diffondendo un clima d'incertezza. Listini bloccati, o quasi. Londra ha perso lo 0,38 e Madrid lo 0,65. Ha contenuto le perdite Amsterdam (meno 0,3), mentre lievi guadagni sono stati registrati a Francoforte (più 0,26), a Milano (più 0,2) e a Zurigo (più 0,25). Statici, dopo un avvio già piuttosto debole, i settori dell’auto (con Fiat che scende dell’1,5) e delle banche. Nel credito, in particolare, Dexia ha lasciato sul terreno il 4,63. Scivolano anche i gruppi Lloyds e Pireus Bank, che hanno ceduto rispettivamente il 3,65 e il 2,85 per cento. Male inoltre Bnp Paribas (meno 2,54) e National Bank of Greece (meno 2,77).

Al centro del dibattito politico, intanto, resta il caso della Grecia e la necessità di evitare il ripetersi di situazioni simili in futuro. Per questo Bruxelles si appresta a dare un giro di vite ai meccanismi di vigilanza sull’andamento dei conti pubblici dei Paesi della zona euro. Ad annunciare una stretta nel monitoraggio delle politiche di bilancio nazionali è stato ieri il neocommissario Ue per gli Affari economici e monetari, Olli Rehn. Insediatosi da appena quattro giorni nel posto prima occupato da Joaquím Almunia, Rehn si è trovato subito a dover fare i conti con una crisi dell’euro senza precedenti nella storia decennale della moneta unica. E dopo l’impegno preso non solo dai leader dell'Unione, ma anche degli altri Paesi europei, a «non abbandonare» la Grecia, Rehn è andato oltre. «La principale lezione che viene da questa crisi — ha dichiarato — è che abbiamo urgentemente bisogno di una più ampia e profonda sorveglianza sulle politiche economiche che includa la preventiva individuazione e risoluzione di eventuali squilibri al fine di una migliore salvaguardia della stabilità macro-finanziaria dell’eurozona». A tal proposito, ha precisato il responsabile degli affari economici e monetari dell’Esecutivo europeo, «la Commissione presenterà al più presto proposte per un ulteriore rafforzamento del coordinamento e della sorveglianza delle politiche economiche nazionali all’interno dell’area dell’euro».

Ma i segnali dall'economia reale e dalla finanza restano contrastanti. L’euro continua a scivolare contro il dollaro e la Grecia resta sotto i rilettori. Rehn ha chiesto ad Atene di fare il necessario, «anche adottando misure aggiuntive», per assicurare il raggiungimento degli ambiziosi obiettivi in materia di risanamento dei conti pubblici indicati nell’aggiornamento del programma di stabilità, in particolare la riduzione del 4 per cento, entro quest’anno, del deficit di bilancio. Ma ad Atene si respira un clima di tensione. Il premier Papandreou ha accusa Bruxelles di «trattare i greci come cavie». Il leader del Pasok ha denunciato «una mancanza di coordinamento tra le istituzioni dell'Ue e un'eccessiva timidezza» nei confronti dei mercati.

Lunedì prossimo il caso Grecia sarà sul tavolo dell’Eurogruppo e martedì su quello dell’Ecofin. A marzo poi, in sede Ue, ci sarà un nuovo esame della situazione greca e «se necessario — ha detto ancora Rehn — chiederemo ulteriori interventi» correttivi. Anche il presidente della Banca centrale europea, Jean-Claude Trichet, in una nota, ha espresso apprezzamento per il sostegno assicurato dai ventisette alla Grecia e ha ricordato come Atene si sia impegnata a fare tutto il necessario, misure aggiuntive comprese, per superare la crisi. Il capo economista della Bce, Juergen Stark, è intervenuto nel dibattito su eventuali sostegni finanziari alla Grecia definendoli controproducenti. In parallelo alle mosse della Commissione Ue, anche il presidente dell’Eurogruppo, Jean Claude Juncker, si muove per promuovere maggiore controlli sui conti pubblici.

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