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Per la riconciliazione e la giustizia in Africa

· All’Angelus dedicato alla parabola dei talenti Benedetto XVI parla del prossimo viaggio in Benin ·

Appello del Papa per il rispetto della terra che Dio ha affidato al lavoro dell’uomo

Alla parabola dei talenti — che ci indica «il nostro destino ultimo e il senso del nostro vivere» — Benedetto XVI ha dedicato l’Angelus di domenica 13 novembre, in piazza San Pietro.

Cari fratelli e sorelle!

La Parola di Dio di questa domenica — la penultima dell’anno liturgico — ci ammonisce circa la provvisorietà dell’esistenza terrena e ci invita a viverla come un pellegrinaggio, tenendo lo sguardo rivolto alla meta, a quel Dio che ci ha creato e, poiché ci ha fatto per sé (cfr. S. Agostino, Conf . 1, 1), è il nostro destino ultimo e il senso del nostro vivere. Passaggio obbligato per giungere a tale realtà definitiva è la morte, seguita dal giudizio finale. L’apostolo Paolo ricorda che «il giorno del Signore verrà come un ladro di notte» ( 1 Ts 5, 2), cioè senza preavviso. La consapevolezza del ritorno glorioso del Signore Gesù ci sprona a vivere in un atteggiamento di vigilanza, attendendo la sua manifestazione nella costante memoria della sua prima venuta.

Nella celebre parabola dei talenti — riportata dall’evangelista Matteo (cfr. 25, 14-30) — Gesù racconta di tre servi ai quali il padrone, al momento di partire per un lungo viaggio, affida le proprie sostanze. Due di loro si comportano bene, perché fanno fruttare del doppio i beni ricevuti. Il terzo, invece, nasconde il denaro ricevuto in una buca. Tornato a casa, il padrone chiede conto ai servitori di quanto aveva loro affidato e, mentre si compiace dei primi due, rimane deluso del terzo. Quel servo, infatti, che ha tenuto nascosto il talento senza valorizzarlo, ha fatto male i suoi conti: si è comportato come se il suo padrone non dovesse più tornare, come se non ci fosse un giorno in cui gli avrebbe chiesto conto del suo operato. Con questa parabola, Gesù vuole insegnare ai discepoli ad usare bene i suoi doni: Dio chiama ogni uomo alla vita e gli consegna dei talenti, affidandogli nel contempo una missione da compiere. Sarebbe da stolti pensare che questi doni siano dovuti, così come rinunciare ad impiegarli sarebbe un venir meno allo scopo della propria esistenza. Commentando questa pagina evangelica, san Gregorio Magno nota che a nessuno il Signore fa mancare il dono della sua carità, dell’amore. Egli scrive: «È perciò necessario, fratelli miei, che poniate ogni cura nella custodia della carità, in ogni azione che dovete compiere» ( Omelie sui Vangeli 9, 6). E dopo aver precisato che la vera carità consiste nell’amare tanto gli amici quanto i nemici, aggiunge: «se uno manca di questa virtù, perde ogni bene che ha, è privato del talento ricevuto e viene buttato fuori, nelle tenebre» ( ibidem ).

Cari fratelli, accogliamo l’invito alla vigilanza, a cui più volte ci richiamano le Scritture! Essa è l’atteggiamento di chi sa che il Signore ritornerà e vorrà vedere in noi i frutti del suo amore. La carità è il bene fondamentale che nessuno può mancare di mettere a frutto e senza il quale ogni altro dono è vano (cfr. 1 Cor 13, 3). Se Gesù ci ha amato al punto da dare la sua vita per noi (cfr. 1 Gv 3, 16), come potremmo non amare Dio con tutto noi stessi e amarci di vero cuore gli uni gli altri? (cfr. 1 Gv 4, 11) Solo praticando la carità, anche noi potremo prendere parte alla gioia del nostro Signore. La Vergine Maria ci sia maestra di operosa e gioiosa vigilanza nel cammino verso l’incontro con Dio.

Il Papa ha chiesto ai fedeli di pregare per il suo viaggio in Benin, in programma dal 18 al 20 novembre. Lo ha fatto salutando i gruppi di lingua francese dopo la recita della preghiera mariana.

Cari amici,

Ricorre oggi la Giornata Mondiale del Diabete, malattia cronica che affligge molte persone, anche giovani. Prego per tutti questi fratelli e sorelle, e per quanti condividono ogni giorno la loro fatica; come pure per gli operatori sanitari e i volontari che li assistono.

Oggi la Chiesa che è in Italia celebra la Giornata del Ringraziamento. Guardando ai frutti della terra che anche quest’anno il Signore ci ha donato, riconosciamo che il lavoro dell’uomo sarebbe vano se Lui non lo rendesse fecondo. «Solo con Dio c’è futuro nelle nostre campagne». Mentre rendiamo grazie, impegniamoci a rispettare la terra, che Dio ci ha affidato.

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13 novembre 2019

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