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Per la prima volta  sarà beatificato un giornalista laico

· Sabato 12 la celebrazione per la proclamazione di Manuel «Lolo» Lozano Garrido ·

Una vita spesa al servizio della verità attraverso la scrittura e la professione di giornalista. È in sintesi l'esperienza umana di Manuel Lozano Garrido, il primo giornalista, che il 12 giugno verrà beatificato a Linares, dal rappresentante di Benedetto XVI, l'arcivescovo Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi.

Manuel Lozano Garrido nacque a Linares, nella diocesi di Jaén (Spagna) il 9 agosto 1920. Morì a cinquantun'anni, in quella stessa città mineraria dell'Andalusia.

Il profilo umano e cristiano del nuovo beato, conosciuto come «Lolo», è inesauribile. Vide la luce in una famiglia cristiana e, fin dal suo battesimo, si appoggiò e rimase saldamente legato a due pilastri: l'Eucaristia e la sua profonda devozione alla Santissima Vergine. Così affermarono quanti lo conobbero, soprattutto le sue due sorelle che sono ancora in vita.

Fu un giovane allegro, alpinista ed esploratore, membro molto attivo dell'Azione cattolica fin dall'età di undici anni. Fu un laico impegnato ed esemplare che si sentì spinto, fin dall'adolescenza, a lavorare con zelo e spirito di apostolo missionario. Il suo amore appassionato per i poveri, qualunque fosse la loro ideologia, lo portò a lavorare nella Linares industriale, nei quartieri operai, con i loro molteplici bisogni.

A ventidue anni fu colpito da una grave malattia che lo condusse a una profonda disabilità. Sulla sua sedia a rotelle, completamente cieco negli ultimi anni, fu fino alla sua morte un modello di virtù, e continua a esserlo per i cristiani di oggi.

Si potrebbe dire che Manuel Lozano fu, nell'ambito in cui operava, pioniere delle verità che il concilio Vaticano II propone nel decreto sull'apostolato secolare Apostolicam actuositatem . Forgiò la sua vocazione laicale in ogni suo paragrafo e in ogni suo capitolo. Numerosi sono gli aspetti che possiamo sottolineare di questo laico impegnato.

In effetti, «Lolo» può dire molto ai giovani all'inizio di questo millennio, sia con la sua formazione e la sua dedizione di apostolo, sia con la sua successiva malattia. Si sa che era confidente e consigliere di numerosi giovani del suo tempo. Viene proclamato beato un giornalista, uno scrittore profondo. Il suo esempio è una luce per una professione realmente nobile e molto necessaria per la costruzione della società. «Lolo» ricorda costantemente che si può parlare di giornalismo serio solo se si ricerca sempre e in ogni circostanza il servizio alla verità. Fondò l'opera pia «Sinai» affinché le consacrate contemplative e i fedeli malati, alzassero le braccia come «nuovi Mosè» a favore della stampa cattolica.

Una delle sue sorelle, Lucy, che lo assistette per circa venticinque anni nella sua malattia, poco tempo fa in un'intervista ha detto che il tratto principale della sua personalità era l'allegria. Né le sofferenze, né la sua situazione di disabile, né la sua cecità riuscirono a spegnere il sorriso gentile dal suo volto. La sua fede, purificata e arricchita dal dolore, si traduceva in lui in un'allegria costante e profonda.

L'Eucaristia fu indubbiamente il pane del suo cammino fin dalla prima comunione. Esercitò l'«ufficio di Tarcisio» e si sa che visitava quotidianamente il Santissimo, finché potè farlo. I sacerdoti di Linares si alternavano affinché non gli mancasse mai Gesù Sacramentato. Alla fine, ricevette l'autorizzazione a far celebrare la messa nella sua casa. La sua devozione mariana appare nei suoi scritti piena di tenerezza e di semplicità. A quanto pare fu l'eredità più preziosa che gli lasciò sua madre. Dovette subire anche il carcere, quando fu denunciato perché portava la comunione alle persone malate.

Era un laico paralitico che percorreva le vie del mondo con piedi da missionario, su una sedia a rotelle. Irrequieto sebbene immobile, seguiva e sosteneva i suoi amici e le sue amiche missionari in ogni luogo. Fu offerta e vittima a favore dell'evangelizzazione e attraverso l'evangelizzazione. Scrisse diverse decine di articoli su riviste missionarie, ma il suo contributo più prezioso alla missione fu di offrire e d'incanalare il suo dolore, fatto preghiera, accanto a molti altri malati.

L'aspetto più bello di quest'uomo fu che seppe vivere le situazioni tanto speciali e difficili della sua vita, soprattutto la sua malattia e i suoi limiti, come qualcosa di normale, a partire dalla serena forza della sua fede. Viveva con una tale naturalezza e forza, con tanta gioia, da contagiare quanti lo assistevano o si avvicinano a lui. «Lolo» fu un contemplativo e un mistico, come assicura uno dei testimoni del processo: «Vedeva Dio come se fosse seduto sul bordo del suo letto».

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14 ottobre 2019

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