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Per la civilizzazione del mercato

· Come dovrebbe essere la prossima economia ·

L’economia mondiale vive oggi una straordinaria fase di riequilibrio nella quale il disordine della finanza rischia di non accompagnare a dovere i processi di riaggiustamento dell’economia reale. La rivoluzione della rete e l’azzeramento dei costi di spostamento delle merci senza voce — suoni, dati, immagini — ha aumentato i confronti tra Paesi un tempo lontani rendendo sempre più evidente il divario di democrazia e benessere (come dimostrato anche dalle recenti rivolte nel mondo arabo). L’insoddisfazione per questa realtà mette in moto processi migratori e spinge chi resta ad avviare processi di crescita economica e di evoluzione politica che cercano di colmare il divario.

Mai come in questo periodo si sta infatti verificando quel processo di «convergenza condizionata» in base al quale gran parte dei Paesi a basso reddito crescono a tassi superiori rispetto a quelli dei Paesi più ricchi colmando parte della distanza. La ricetta per il recupero è in fondo semplice. Se si creano condizioni di relativa stabilità, migliorando regole, infrastrutture, capitale umano e sociale, i capitali finanziari, abbondanti a livello mondiale, tendono ad affluire generando le condizioni per la crescita.

L’eccesso di liquidità a livello mondiale però genera anche ripetute bolle e accende focolai di crisi che mettono a rischio i progressi dell’economia reale, aggravando i debiti della finanza pubblica e riducendo le possibilità di finanziamento degli investimenti produttivi da parte delle banche. Grazie a politiche monetarie accomodanti delle Banche centrali i movimenti di capitale speculativi sfruttano il basso costo del denaro per indebitarsi e investire massicciamente in tutte quelle attività finanziarie che garantiscono, o sembrano garantire, rendimenti elevati gonfiando i prezzi delle attività finanziarie.

È successo negli Stati Uniti prima con i titoli high-tech, poi con i prezzi degli immobili e con i derivati legati ai mutui subprime. Continua a succedere oggi con i prezzi delle commodities e con le obbligazioni di Paesi come il Brasile dove gli investitori possono guadagnare sia sugli elevati tassi d’interesse sia sull’apprezzamento della valuta data la forte espansione economica. Le sfide e i pericoli restano. Ancora un miliardo di persone rimane incagliato nella miseria non riuscendo a godere dei benefici potenziali dell’accesso all’economia di mercato. Il modello di sviluppo economico mette inoltre a serio rischio la sostenibilità ambientale del pianeta. Nonostante i progressi materiali aumenta in molti casi il disagio esistenziale e viviamo una situazione nella quale è ancora la persona a essere al servizio dell’economia e non l’economia al servizio della persona. Il problema non sta nello scoprire le ricette — che sono già note — ma nel capire perché non si applicano.

C’è un magis che potrebbe orientare questo progresso disordinato verso l’obiettivo del bene comune. Un magis prefigurato dai nuovi sviluppi della dottrina sociale nella Caritas in veritate che comincia ad apparire all’orizzonte quando si parla di finanza etica e di consumo responsabile. Un già e non ancora di cui si vedono prime tracce promettenti, indicazioni che ci aiutano a capire come dovrebbe essere la prossima economia.

Il tutto passa attraverso una civilizzazione del mercato e una presa di consapevolezza dei cittadini che diventano più partecipi e protagonisti comprendendo come le proprie scelte di consumo e di risparmio possono orientare i comportamenti delle imprese e delle istituzioni verso una maggiore sostenibilità sociale e ambientale. Questo processo di trasformazione parte da una constatazione fondamentale: il sistema economico dipende da consumi e risparmi, quindi da noi e da nessun altro.

Se i consumatori e i risparmiatori, rispondendo a un principio di autointeresse lungimirante, impareranno a premiare in ogni loro scelta quelle imprese più efficienti nel coniugare creazione di valore economico, sostenibilità sociale e ambientale, si genereranno automaticamente le condizioni per un’economia al servizio della persona. Premiare imprese attente al lavoro e all’ambiente vuol dire infatti tutelare anche la nostra salute e i nostri diritti.

Non è lontano un mondo nel quale meccanismi di rating socio ambientale facilmente accessibili in rete e utilizzati dai consumatori stimoleranno le imprese ad assumere standard socio ambientali più elevati per mantenere i loro volumi di vendita.

Dove il contributo positivo della finanza all’economia crescerà anche attraverso una tassazione internazionale delle transazioni finanziarie. Dove le istituzioni daranno per prime l’esempio del «voto col portafoglio» implementando i loro standard socio ambientali nelle gare d’appalto e nella gestione dei loro patrimoni finanziari.

L’elemento prezioso di questa direzione di progresso è la sua potenzialità di risolvere i problemi aggregati e quelli individuali allo stesso tempo. Povertà materiale e povertà esistenziale possono risolversi solo incontrandosi ed è questo incontro che rende una vita piena e degna di essere vissuta.

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10 dicembre 2019

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