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Per il bene del popolo di Haiti

· A un anno dal sisma la messa del cardinale Sarah tra le macerie della cattedrale di Port-au-Prince ·

«Il Papa vi è vicino in questo dolore con la presenza fra voi del presidente del Pontificio Consiglio «Cor Unum». Mi ha inviato da Roma per trasmettervi il suo amore e la sua compassione, e la compassione e la preghiera di tutta la Chiesa». Con queste parole il cardinale Robert Sarah si è rivolto alla folla di fedeli che hanno partecipato alla messa sulla spianata antistante le rovine della cattedrale di Port-au-Prince, a un anno esatto dal sisma che ha devastato Haiti, provocando 250.000 morti e un milione di senzatetto.

Mercoledì 12 gennaio il porporato africano ha celebrato la liturgia di commemorazione, durante la quale ha letto il messaggio — che pubblichiamo in prima pagina — di Benedetto XVI. E la sollecitudine del Pontefice per le popolazioni haitiane, ora colpite da un'epidemia di colera, si è resa di nuovo visibile nello stesso giorno con la nomina del nuovo arcivescovo della capitale, monsignor Guire Poulard, chiamato a succedere a Joseph Serge Miot, morto durante il crollo della cattedrale di Notre Dame de l'Assomption provocato dal sisma, e di un vescovo ausiliare. Una sollecitudine condivisa da tutta la Santa Sede, visto che nelle stesse ore il cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone, ha celebrato nella basilica papale di Santa Maria Maggiore la messa in suffragio delle vittime. Per questo a «nome della popolazione di Haiti» l’ambasciatore haitiano presso la Santa Sede, Carl-Henri Guiteau, ha ringraziato il Papa e tutta la Chiesa, sottolineando «l’impegno concreto» del Pontefice a favore di una «autentica solidarietà».

Il cardinale Sarah, che si trova sull'isola caraibica da lunedì 10 con il sotto-segretario di «Cor Unum», monsignor Segundo Tejado, anche per portare aiuto e sostegno economico — 800.000 dollari statunitensi per la riedificazione delle scuole e 400.000 per la ricostruzione delle chiese — ha tra l'altro incontrato il presidente haitiano e ha visitato un campo sfollati e alcune comunità religiose. «Con la mia presenza — ha detto all'omelia — Benedetto XVI desidera esprimervi la sua vicinanza. Noi portiamo ancora il lutto — ha ricordato — per migliaia di persone che ci erano care: bambini, genitori, fratelli e sorelle, come pure sacerdoti, religiosi e seminaristi. Ognuna di queste vittime amava la vita tanto quanto noi. L'ha persa piena di paura e con immensa sofferenza. Molte vittime avevano legami di parentela con voi e voi le piangete ancora. In un istante, diverse migliaia di persone fra di voi hanno perso tutti i propri beni e ancora oggi non sanno come affrontare il futuro. Molti e importanti edifici e monumenti, fra i quali alcuni a carattere religioso, sono ridotti in rovine». Inoltre — ha aggiunto — «le malattie e la morte continuano a colpirvi. La gioia di vivere sembra essere stata spezzata da questa tragedia» che — ha precisato — è stata provocata «da un cataclisma naturale e non da una maledizione divina».

Il cardinale Sarah ha poi commentato la liturgia della Parola, partendo da una frase della lettera agli Ebrei, che secondo il celebrante sembra illuminare in modo particolare la situazione haitiana: «Gesù “è in grado di venire in aiuto” (2, 18). Molti di voi — ha commentato — si stanno chiedendo: come? In questo anno, abbiamo gridato diverse volte come Gesù sulla croce: “Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?”. Egli — ha sottolineato il celebrante — vuole rafforzare la nostra speranza. Ci ricorda che abbiamo un “grande sommo sacerdote”, che ha attraversato i cieli e che ora intercede per noi presso il Padre. Tipico del sacerdote è d'intercedere per chiunque si trovi nella sofferenza. Gesù è il “grande sommo sacerdote” che, in quanto Dio, ha assunto la nostra carne e il nostro sangue. Così Dio, in Gesù Cristo, ha pienamente vissuto la nostra vita umana. Noi lo scopriamo — ha proseguito — come un Dio che non esita a toccare fisicamente gli impuri, che guarisce le malattie e accoglie i peccatori. Come un Dio che conosce la solitudine, il rifiuto, l'umiliazione, le ferite, la sofferenza e persino la morte, il nostro più grande nemico, poiché ha vissuto pienamente queste prove».

Secondo il presidente di «Cor Unum», quindi, la catastrofe del 12 gennaio 2010 invita in particolare i preti «a vivere il loro sacerdozio seguendo l'esempio di Gesù, restando vicino a quanti soffrono e condividendo le loro stesse umiliazioni e privazioni».

Per il cardinale Sarah, del resto, «l'assenza di benessere fisico e la carenza di beni materiali di prima necessità, per quanto spaventose e catastrofiche possano essere — voi lo avete ampiamente sperimentato — non mettono in discussione la vera felicità e la pace definitiva». Esse sono le «conseguenze della vera fonte della rottura della natura umana, ossia il peccato. Il peccato consiste nel vivere per se stessi, il che genera ogni sorta d'ingiustizia, corruzione, disuguaglianza, povertà, non rispetto della dignità della persona umana e adorazione di falsi dei. Purtroppo — ha denunciato — tutto ciò è stato vissuto anche durante il terremoto: l'uomo si lascia sedurre dall'idolatria del denaro che genera ingiustizia, crudeltà e vendetta. Da questo comportamento nasce il desiderio egoistico di arricchirsi senza preoccuparsi del bene comune». E così «la società civile rischia di ridursi a una somma di egoismi dove prevarranno la legge del più forte sul più debole, l'interesse personale a detrimento dello sviluppo comunitario, la violenza e la corruzione sulla pace e sulla riconciliazione». Da qui un appello alle autorità locali — Governi, partiti, media — e alla comunità internazionale affinché «il bene del popolo di Haiti e la sua ricostruzione materiale e morale diventino obiettivi prioritari». Infatti «l'egoismo personale e nazionale costituisce un ostacolo fondamentale per uno sviluppo equo di tutti i popoli e di ogni persona».

Infine un richiamo al brano evangelico della guarigione della suocera di Simon Pietro, segno di una realtà più profonda: «Quando accogliamo l'amore di Dio in noi — ha spiegato il cardinale Sarah — avviene un cambiamento, passiamo dalla paralisi spirituale a una vita donata agli altri. Essendo stati toccati dall'amore di Dio, non possiamo non convertirci e restare nella condizione in cui siamo». Anche perché «Dio è così potente da poter far nascere il bene persino da una tragedia così grande», come quella sperimentata nell'isola caraibica. Basti pensare alle «persone che si sono impegnate come mai prima per mostrare la propria sollecitudine per quanti avevano perduto una persona cara. Siamo stati testimoni di azioni di aiuto e di assistenza senza precedenti da parte di Paesi che un tempo vi erano ostili. Abbiamo assistito a comportamenti eroici di persone comuni che hanno rischiato la propria vita, mostrando così la parte migliore che può esserci in una persona umana».

Tra le istituzioni e le persone ringraziate dal presidente di «Cor Unum», i Catholic Relief Services, le Caritas e tutte le agenzie caritative cattoliche e non, i vescovi, sacerdoti, religiosi, i movimenti, le autorità e i pronti soccorso, e i Governi che hanno inviato aiuti. «A voi tutti chiediamo — ha auspicato — di continuare ad aiutarci fino alla fine. Gesù non ci dice che non ci saranno più catastrofi e terremoti — ha concluso — ma ci ricorda con forza che non dobbiamo affrontarli da soli».

Dopo la messa il cardinale Sarah ha incontrato l'episcopato haitiano, i seminaristi e i responsabili delle Caritas e delle organizzazioni internazionali di volontariato. L'ultimo appuntamento, prima del rientro in Vaticano, è stato giovedì 13 nel convento delle figlie di Maria Parideans, che hanno subito la perdita di quindici suore sotto le macerie e il ferimento di dodici consorelle.

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06 dicembre 2019

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