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Per i cristiani riformati è l'anno della svolta

· Nel 2010 sarà completata la riunificazione in un unico organismo ·

Il 2009 ha presentato nuove opportunità per le relazioni con i riformati, gli anabattisti e altri gruppi di cristiani. È stato un anno d'importanti ricorrenze: i riformati hanno commemorato il 500° anniversario della nascita di Calvino, mentre i battisti hanno celebrato il 400°  del loro movimento.

Le relazioni  con i riformati

Giovanni Calvino, l'ispiratore della cristianità riformata, nacque il 10 luglio 1509.  Tale ricorrenza è stata un'occasione per i riformati di riflettere sulla vita e sul lascito spirituale di Calvino, soprattutto in ciò che riguarda il suo desiderio d'unità ecclesiale. Il 31 maggio 2009,  domenica di Pentecoste, l'Alleanza mondiale delle Chiese riformate ha tenuto una speciale celebrazione commemorativa  nella cattedrale di Saint Pierre a Ginevra.

I due principali organismi delle Comunità riformate si trovano nell'ultima fase d'una fusione che dovrà essere completata nel 2010. L'Alleanza mondiale delle Chiese riformate e il Consiglio ecumenico riformato si stanno unendo per formare un nuovo organismo che rappresenterà oltre ottanta milioni di riformati nel mondo e prenderà il nome di Comunione mondiale di Chiese riformate (World Communion of Reformed Churches-Wcrc). I comitati esecutivi di queste due organizzazioni si sono riuniti a Ginevra dal 23 al 30 maggio. Tale incontro è stato l'ultimo dei rispettivi comitati nella loro separata identità e il primo del nuovo comitato esecutivo congiunto prima che il Wcrc venga istituito nel giugno del 2010 a Grand Rapids, nel Michigan (Usa) durante un consiglio generale unito. Questa fusione potrebbe rappresentare per i riformati, sotto molti aspetti, un nuovo inizio. Significativo è anche il cambiamento di nome: da «alleanza» e «consiglio» a «comunione». Questa scelta non è stata operata a cuor leggero. Difatti, sebbene essa sia stata già approvata, è tuttora in corso una discussione sull'uso del termine «comunione» per il nuovo organismo. Diversi delegati lo considerano non del tutto appropriato, dato che tra le comunità non è ancora prevista la prassi dello scambio di pulpito,  il mutuo riconoscimento o scambio di ministri. I teologi riformati sono ben consapevoli delle implicazioni del nome «comunione»; il loro desiderio è che la comunione non rimanga solo una dicitura ma si traduca nella realtà.  È auspicabile dunque che la nuova Comunione di Chiese riformate conduca i vari membri a una più profonda comunione. Il fatto che tale processo sia avvenuto in concomitanza con l'anniversario di Calvino ha fornito un ulteriore impulso verso il raggiungimento dell'unità desiderata da Calvino stesso per i riformati. Sono attualmente in corso discussioni su un nuovo round di dialogo tra il  Wcrc e la Chiesa cattolica.

La Conferenza  mennonita mondiale

Anche gli scambi avuti nel 2009 con gli anabattisti  hanno offerto un'opportunità per approfondire le reciproche relazioni. Gli anabattisti, conosciuti anche come «riforma radicale», sono il quarto importante ramo della Riforma (dopo luterani, riformati e anglicani). Essi hanno tenuto un'assemblea mondiale nel luglio 2009. La Conferenza mennonita mondiale s'è riunita a Asunción, in Paraguay. Il Paraguay è tra i paesi dell'America Latina quello col più alto numero di fedeli mennoniti, come conseguenza dell'immigrazione, avvenuta ottant'anni fa, di mennoniti d'origine tedesca provenienti dall'Unione Sovietica. La Conferenza mennonita mondiale s'autodefinisce come una «comunione di Chiese affini alla corrente anabattista», legate le une alle altre in una comunità mondiale di fede, preghiera, servizio e testimonianza. La Conferenza mennonita mondiale comprende approssimativamente 1,6 milioni di fedeli in tutto il mondo. L'assemblea mondiale del Paraguay ha visto oltre 6.200 partecipanti, la metà dei quali erano mennoniti paraguayani. L'assemblea ha dato il benvenuto al suo nuovo presidente, il reverendo Danisa Ndlovu dello Zimbabwe. Tra le molte attività dell'assemblea, due incontri in particolare hanno fornito ai membri un'opportunità per familiarizzare con altre comunioni cristiane. Nel primo intitolato «Incontra la Chiesa globale. Familiarizzare con le Chiese del mondo», ci sono state brevi presentazioni da parte di alcuni delegati di altre Chiese e Comunità cristiane. Nel  secondo intitolato «Cattolici e mennoniti-anabattisti in conversazione», i partecipanti hanno ascoltato le relazioni di mennoniti impegnati nel dialogo locale in Colombia e in Germania. Recentemente sono state avviate discussioni per un nuovo round di conversazioni tra mennoniti e Chiesa cattolica.

L'Alleanza battista mondiale

Come per i riformati, il 2009 ha segnato un'importante ricorrenza anche per i battisti, che hanno celebrato il 400° anniversario del loro movimento. Dai suoi  inizi nel 1609 ad Amsterdam, attraverso sviluppi più decisivi a Londra, la testimonianza battista s'è diffusa in tutto il mondo. L'Alleanza battista mondiale, con la quale la Chiesa cattolica prosegue le sue conversazioni, comprende 216 convenzioni e unioni battiste con oltre 37 milioni di credenti battezzati e una comunità di 105 milioni di persone. Tale differenza di cifre è dovuta al fatto che i battisti — come gli anabattisti — non praticano il battesimo dei bambini, ma il «battesimo dei credenti», ovvero di fedeli che professano di persona la propria fede. Il quarto round della seconda serie di conversazioni tra l'Alleanza battista mondiale e la Chiesa cattolica ha avuto luogo dal 13 al 18 dicembre  a Roma. Il tema generale di questa fase, che è iniziata nel 2006 e si concluderà nel 2010, è «La Parola di Dio nella vita della Chiesa: scrittura, tradizione e koinonía». L'argomento specifico delle conversazioni del 2009 è stato «Supervisione e primato nel ministero della Chiesa». In particolare, s'è discusso di ecclesiologia, ministero episcopale e ministero petrino con interventi su ciascuno di questi aspetti da parte di entrambe le parti. Tra battisti e cattolici, va ricordato,  vi è una storia di tensioni, soprattutto là dove i battisti sono una minoranza in un contesto a maggioranza cattolica. È dunque auspicabile che le attuali conversazioni aiutino cattolici e battisti a superare i rispettivi pregiudizi e a crescere insieme nella fede.

L'Esercito   della salvezza

Una novità nelle conversazioni ecumeniche è rappresentata in un certo senso dalle conversazioni informali con l'Esercito della salvezza, organizzazione  fondata nel 1865 da William Booth nell'East End di Londra. Booth era un evangelista che voleva offrire un aiuto concreto ai poveri e agli emarginati e al contempo predicare loro il Vangelo. L'Esercito della salvezza è nato in un contesto missionario all'interno del metodismo ed è cresciuto in maniera esponenziale in anni recenti. Conta 1,6 milioni di membri in 109 Paesi e solo recentemente ha iniziato ad autoidentificarsi come una confessione indipendente. Le conversazioni sono ancora in una fase informale, ma si sono già rivelate utili per entrambe le parti, come strumento per migliorare la conoscenza reciproca e ricercare una concreta collaborazione. È previsto che proseguano nel 2010.

La Commissione Fede e Costituzione del Consiglio ecumenico delle Chiese

Passando ora dalle conversazioni bilaterali ad un forum teologico multilaterale, va menzionata la Commissione Fede e Costituzione del Consiglio ecumenico delle Chiese, che ha tenuto la sua plenaria dal 7 al 13 ottobre 2009 presso l'Accademia ortodossa di Creta, a Chania, in Grecia. Fede e Costituzione si è riunita per la prima volta nel 1927. Il suo scopo, così come lo definisce il regolamento, è «quello di proclamare l'unità della Chiesa di Gesù Cristo e di lanciare un appello alle Chiese per il raggiungimento dell'unità visibile nell'unica fede e nell'unica comunione eucaristica, espressa nella preghiera e nella vita comune in Cristo, affinché il mondo creda». Sebbene la Chiesa cattolica non sia membro del Consiglio ecumenico delle Chiese, essa è membro della Commissione  dal 1968, con 12 commissari su 120 (il 10%). Vi sono tre commissari cattolici, su un totale di trenta (di nuovo, il 10%), nella Commissione permanente di fede e costituzione. Il Consiglio ecumenico delle Chiese definisce la Commissione  come «il forum teologico più rappresentativo della cristianità». La plenaria, che si tiene approssimativamente ogni sette anni è stata aperta dal  Patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo. L'assemblea si è occupata di tre progetti principali.  Il primo ha avuto per tema  «Cosa significa essere Chiesa»; nello specifico, ha avuto luogo una discussione sul documento di studio La natura e la missione della Chiesa . Il secondo ha riguardato le «Fonti di autorità»; guardando al modo in cui le Chiese usano le fonti di autorità, la Commissione ha tentato un nuovo approccio al vecchio dibattito su «Scrittura versus Tradizione» ed è passata da una discussione teorica a uno scambio di esperienze. Infine,  «Il discernimento morale nelle Chiese»; attraverso lo studio di casi specifici su questioni controverse come il proselitismo, l'omosessualità e la ricerca embrionale su cellule staminali, la commissione ha guardato con spirito critico al modo in cui le Chiese e le Comunità ecclesiali giungono alle loro posizioni in campo etico. Lo scopo era quello d'iniziare un processo di messa a punto d'una serie di passi riconosciuti a livello ecumenico per il discernimento morale. Tale discussione, coinvolgendo cristiani di tradizioni così diverse, s'è rivelata sia una sfida che un incoraggiante arricchimento. La metodologia del processo decisionale nel Consiglio ecumenico delle Chiese è il consenso, che, da una parte, permette d'evitare  estremismi, ma dall'altra rende alquanto difficile prendere decisioni fondamentali. L'impegno dimostrato nello studio di temi essenziali come il significato d'essere Chiesa, il modo di trattare l'autorità all'interno della Chiesa e il modo d'affrontare spinose questioni morali, è segno evidente del desiderio di preservare la Commissione fede e costituzione come «il forum teologico più rappresentativo della cristianità». Naturalmente, gli studi attuali sono «lavori in corso»; i membri sono tuttora alle prese con le difficili problematiche che si trova a dover affrontare la cristianità nel mondo.

Nella sua enciclica Ut unum sint del 1995,  Giovanni Paolo II osservava che il dialogo ecumenico non era soltanto uno scambio d'idee, ma comportava una condivisione a livello di tutta la persona, in quanto scambio di doni. Mentre prosegue il dialogo, s'approfondisce la comprensione che abbiamo gli uni degli altri, così che un giorno si possa realizzare la preghiera di Gesù: «Che tutti siano una cosa sola (...) affinché il mondo creda» ( Giovanni , 17, 21).

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