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Per diventare luce del mondo

La consegna dal Papa ai cattolici per una fede rinnovata conclude il viaggio in Germania

Il Papa ha fiducia nel futuro della Chiesa e del cristianesimo, ma chiede ai cattolici di liberarsi «dai fardelli e dai privilegi materiali e politici» per dare al mondo una testimonianza più autentica e credibile. La terza visita di Benedetto XVI in Germania si è chiusa domenica 25 settembre nel segno della speranza.

Gli ultimi incontri della giornata — con i laici impegnati, nel Konzerthaus di Friburgo, e poi con le autorità religiose e civili all’aeroporto di Lahr in occasione del congedo — hanno offerto al Pontefice l’occasione per ribadire che la fede può essere una «forza trasformante nel mondo» e aprire «prospettive nuove e spesso insospettate». A patto che — ha precisato — i credenti abbandonino compromessi e accomodamenti, ritrovando così il coraggio «di deporre tutto ciò che è soltanto tattica e di cercare la piena sincerità, che non trascura né reprime alcunché della verità del nostro oggi, ma realizza la fede pienamente nell’oggi vivendola, appunto totalmente nella sobrietà dell’oggi, portandola alla sua piena identità, togliendo da essa ciò che solo apparentemente è fede, ma in verità sono convenzioni e abitudini».

Solo una Chiesa distaccata dalla mondanità, libera cioè dal peso di legami e ricchezze materiali, «può dedicarsi meglio e in modo veramente cristiano al mondo intero, può essere veramente aperta al mondo». In questo senso, anche le diverse forme di secolarizzazione si sono rivelate storicamente un’opportunità preziosa, perché hanno consentito alla Chiesa «una liberazione da forme di mondanità» e un ritorno alla scelta radicale della «povertà terrena».

Già nel discorso rivolto sabato pomeriggio al Comitato centrale dei cattolici tedeschi il Papa aveva sottolineato che per una testimonianza cristiana incisiva non bastano soltanto strutture organizzative efficienti. «La vera crisi della Chiesa nel mondo occidentale è una crisi di fede» aveva affermato, aggiungendo: «Se non arriveremo a un vero rinnovamento nella fede, tutta la riforma strutturale resterà inefficace».

Anche ai giovani, riuniti in serata nella Fiera di Friburgo per una veglia di preghiera, Benedetto XVI ha ricordato che la luce di Gesù risorto «è più forte del buio» del male e della sofferenza. «Gli occhi di chi crede in Cristo — ha assicurato — scorgono anche nella notte più buia una luce e vedono già il chiarore di un nuovo giorno». Da qui l’invito alla conversione interiore e al cambiamento di vita: cristiani «tiepidi» e «deboli», inclini alla «pigrizia» e alla «lentezza nel volere e nel fare il bene» — ha ammonito — sono un «danno per la Chiesa».

A questi «fedeli “di routine ”, che nella Chiesa vedono ormai soltanto l’apparato, senza che il loro cuore sia toccato dalla fede», il Pontefice ha fatto poi riferimento nell’omelia della messa celebrata domenica mattina a Friburgo. Commentando la parabola evangelica dei due figli inviati dal padre a lavorare nella vigna, il Papa ha espresso apprezzamento per l’impegno dei cattolici nelle istituzioni parrocchiali, sociali e caritative, ma ha anche esortato a un più intenso rapporto personale con Dio. Perché — ha ricordato — «il rinnovamento della Chiesa, in ultima analisi, può realizzarsi soltanto attraverso la disponibilità alla conversione e attraverso una fede rinnovata».

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