Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Per celebrare la centralità del Vangelo

· L'Evangeliario secondo il rito romano con la nuova traduzione della Bibbia approvata dall'episcopato italiano ·

Uno dei frutti più evidenti del concilio Vaticano II è la particolare valorizzazione della Parola di Dio. Con l'incoraggiamento ad attingere sempre più largamente ai tesori della Bibbia che, come noto, ha portato in ambito liturgico a una più abbondante scelta e distribuzione delle letture nel corso del ciclo triennale. E poiché l'annuncio del Vangelo costituisce il vertice della liturgia della Parola si è anche auspicato il recupero di un'antica tradizione, risalente ai primi secoli della Chiesa. L'uso cioè di un libro liturgico distinto per la proclamazione dei brani evangelici. Un libro che, sin per la dignità e il decoro esteriori, potesse immediatamente esprimere la centralità del Vangelo e con esso la centralità di Cristo.

In questa direzione si colloca l' Evangeliario secondo il rito romano — tecnicamente un evangelistario — da pochi giorni in libreria (Padova, Messaggero di Sant'Antonio Editrice, 2010, pagine 338, euro 140). Il primo, espressamente pensato per la liturgia, con la nuova traduzione della Bibbia approvata dalla Conferenza episcopale italiana (Cei) nel 2007. Realizzato in collaborazione con la Conferenza episcopale del Piemonte e della Valle d'Aosta, intende essere uno strumento al servizio delle comunità parrocchiali. «Un dono — sottolinea nella presentazione Alceste Catella, vescovo di Casale Monferrato, presidente della commissione liturgica regionale — che ci aiuterà a professare, celebrare e vivere la nostra fede a partire dalla Parola di Dio». In particolare — rileva a sua volta il segretario della commissione, don Paolo Tomatis — «la pubblicazione dell'Evangeliario per le comunità parrocchiali è l'espressione di una nuova fase della riforma liturgica, che dopo aver riveduto i “testi” presta un'attenzione rinnovata ai “gesti” della celebrazione, allo scopo di valorizzare le risorse di un'autentica ars celebrandi. La riscoperta della funzione rituale e del valore simbolico dell'Evangeliario costituisce in questo senso un'occasione propizia per riscoprire alcune dinamiche dell'azione liturgica, che rischiano di essere sottostimate e che contribuiscono a rilevare la ricchezza del mistero di Cristo e della Chiesa che si dona nella liturgia». A cominciare dalla processione d'ingresso della celebrazione eucaristica, il primo dei tanti gesti di venerazione che durante la messa sottolineano la centralità del Vangelo accanto a quella del mistero eucaristico.

Del resto, la rilevanza dell'Evangeliario quale «teca» del Verbo di Dio è attestata sin dai primi secoli di storia della Chiesa. Nei grandi concili di Efeso e di Calcedonia, per esempio, la professione di fede veniva proclamata in presenza dell'Evangeliario, talvolta posto su un trono assieme alle reliquie della santa Croce. E dal vi secolo, con l'apparire dei primi libri contenenti le letture bibliche per la liturgia, si distinse il libro dei Vangeli separato da quello delle altre Scritture. Ciò sia per motivi pratici — un apposito ministro ne era deputato alla lettura — che simbolici — l'onore riservato alla lectio evangelica . Successivamente, a partire dal XIII secolo, con la diffusione sempre maggiore del messale plenario e la concentrazione nel sacerdote della varietà dei ministeri liturgici, l'Evangeliario fu progressivamente dimenticato — anche se formalmente previsto per particolari celebrazioni, come l'ordinazione dei diaconi e dei vescovi — fino alla sua riscoperta in seguito al Vaticano II. Così, oltre che nei riti pontificali, l'uso dell'Evangeliario si estende, secondo quanto prevede l' Ordinamento per le letture della Messa , al modello di ogni celebrazione eucaristica festiva almeno «nelle parrocchie e nelle chiese più grandi e frequentate». E la richiesta di un Evangeliario «splendidamente ornato» esprime in primo luogo la necessità di essere «segno e simbolo di realtà superiori», capace di «suscitare negli ascoltatori il senso della presenza di Dio che parla al suo popolo». Indicazioni raccolte dalla Cei, che nel 1987 pubblicava l' Evangeliario delle Chiese d'Italia.

Su questa scia s'inserisce ora questo nuovo Evangeliario, che recepisce la rinnovata traduzione della Bibbia e si propone di portare in ogni parrocchia il libro per la proclamazione dei Vangeli. Cercando in questo di coniugare la dignità della forma e la bellezza dei materiali con la massima fruibilità. A tale scopo — spiega don Tomatis — anche per consentire il «più facile reperimento delle singole pericopi» ci si è «parzialmente discostati dalla scelta di presentare il testo completo dei quattro Vangeli, senza interruzioni». Si è, di fatto, realizzato un Evangelistario, preferendo cioè ordinare i diversi brani evangelici in uso nelle principali celebrazioni dell'anno liturgico — domeniche, solennità, feste del Signore e alcune celebrazioni rituali: battesimo confermazione, matrimonio ed esequie — non però, come nei lezionari, secondo lo sviluppo dell'anno liturgico, ma seguendo la progressione dei capitoli e dei versetti dei quattro Vangeli. Al testo sono stati affiancati i riferimenti alle singole celebrazioni che riportano il medesimo brano evangelico. E al termine del volume due utili indici, quello dei brani evangelici e l'elenco delle celebrazioni secondo il calendario liturgico.

Quanto all'apparato iconografico — particolari delle sculture in marmo raffiguranti i simboli degli evangelisti realizzate da Novello Finotti per la basilica di Santa Giustina a Padova — esso risponde a quello stile di «nobile semplicità» che il Vaticano II ha indicato come criterio per un autentico spirito liturgico. Allo stesso modo, la scelta per la copertina delle immagini stilizzate della croce e della luce della risurrezione rinvia al significato simbolico della processione d'ingresso che vede nel passaggio del Vangelo il passaggio pasquale dalla morte alla vita.

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

25 agosto 2019

NOTIZIE CORRELATE