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Per Atene l’uscita dall’euro non è un’opzione

· Replica al commissario Ue alla Pesca che ha indicato un possibile ritorno alla dracma ·

Non se ne parla di uscire dall’euro: questa la replica del ministro delle Finanze greco, George Papacostantinou, alle affermazioni, ieri, del commissario Ue alla Pesca, la greca Maria Damanaki, la quale ha detto che se Atene non compirà duri sacrifici, sarà meglio che torni alla dracma. «O ci accordiamo con i nostri creditori su un programma di duri sacrifici che porti a risultati, e ci assumiano le responsabilità per il nostro passato, o torniamo alla dracma» ha dichiarato Damanaki. E il ministro delle Finanze ha successivamente affermato: «Un’uscita della Grecia dall’euro non è in discussione». Papacostantinou ha anche messo in evidenza che una ristrutturazione del debito greco non risolverà i problemi del Paese e che il dibattito europeo su una tale questione è «pericoloso». E ha quindi sottolineato che «l’Europa deve dare una risposta chiara se vuole preservare l’eurozona».

Sempre ieri, intanto, più di quindicimila persone hanno inscenato manifestazioni di protesta davanti al Parlamento contro la richiesta di nuovi sacrifici. Certo che quella di ieri è stata per la Grecia una giornata più che intensa. Nel corso di una conferenza stampa, ad Atene, George Petalotis, il portavoce del Governo di George Papandreou, si è trovato a dover scartare sia l’ipotesi di elezioni anticipate, sia quella di un referendum popolare lanciato dalla stampa greca sulla manovra di austerità da 6,4 miliardi di euro che dovrà andare in Parlamento entro giugno. Inoltre il portavoce si è detto ottimista sulla concessione della quinta tranche da dodici miliardi di euro del piano da 110 miliardi che la troika Ue-Fmi-Bce non ha ancora erogato e senza la quale a giugno la Grecia non è in grado di pagare né i bond in scadenza né i salari ai dipendenti pubblici.

In merito, il presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, ha ribadito che il Fondo monetario internazionale non rilascerà l’ultima tranche del prestito se l’Unione europea non garantirà il finanziamento di circa 27 miliardi di euro di cui avrà bisogno Atene nel 2012 per rimborsare i creditori.

È in corso nel frattempo ad Atene la nuova fase delle trattative della troika con il Governo ellenico: potrebbe durare più di dieci giorni, indicano fonti di stampa.

L’obiettivo di Atene, oltre a quello di ottenere il via libera per la quinta tranche da 12 miliardi, è di conseguire un nuovo prestito da sessanta miliardi per coprire le necessità finanziarie del Paese per i prossimi due anni, finché sarà nuovamente in grado di rientrare sui mercati.

Intanto «The Wall Street Journal» mette in rilievo che «divisioni sempre più forti tra i Governi europei su come risolvere i problemi finanziari della Grecia ed evitare un contagio, alimentano i timori che la crisi dei debiti sovrani è ormai entrata in una nuova, pericolosa fase. Secondo il quotidiano statunitense «lo scontro che ha messo l’uno contro l’altro la Bce, la Germania e i diversi Paesi Ue solleva una domanda sul futuro della regione, ovvero fino a dove saranno disposti ad arrivare i Paesi più ricchi di eurolandia per tentare di mantenere intatto il blocco». Per il «Financial Times» la Banca centrale europea è davanti a un bivio. Nel caso in cui il programma di riforme varato da Atene non dovesse essere sufficiente a risolvere la crisi, occorrerà decidere se continuare a sostenere con iniezioni di liquidità le banche elleniche oppure togliere definitivamente la spina, con conseguenze «catastrofiche» per l’euro.

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