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L’opposto di un intellettuale noioso

· Nuova biografia di Étienne Gilson ·

In un omaggio apparso su «Le Monde» per la sua morte nel 1978, l’accademico Jean-Luc Marion lo aveva definito un «monumento silenziosamente indicativo e assolutamente imprescindibile», lo «scopritore di un continente», quello medievale. Era considerato, insieme a Jacques Maritain, una figura emblematica del panorama intellettuale francese del XX secolo. A quarant’anni dalla morte, l’illustre filosofo e storico del medioevo Étienne Gilson (1884-1978), membro del Collège de France e dell’Académie française, è una figura poco nota del patrimonio culturale europeo e perfino del pensiero cattolico. Eppure fu sicuramente il principale artefice del rinnovo della filosofia tomista, sapendo ricollegare il pensiero del dottor angelico con la democrazia e riconciliare in questo modo la Chiesa con la modernità.

Il filosofo e storico Étienne Gilson

In occasione dell’anniversario della scomparsa, il suo notevole contributo alla riflessione del periodo tra le due guerre e del post Concilio viene ripercorso in maniera inedita e particolarmente accurata dallo storico Florian Michel nell’ampio volume Étienne Gilson: une biographie intellectuelle et politique (Paris, éditions Vrin, 2018, pagine 464, euro 35). Grazie a innumerevoli fonti raccolte anche nei diversi paesi in cui il filosofo ha insegnato — in particolare il Canada, gli Stati Uniti, l’Italia e la Svizzera — Florian Michel immerge il lettore nei dibattiti teologici e politici dell’epoca. Infatti, il frequente ricorso di Gilson alla storia nell’ambito filosofico, molto apprezzato da Umberto Eco, fu duramente criticato da alcuni intellettuali suoi contemporanei che vi vedevano un’associazione dannosa per entrambe le discipline. Allo stesso modo, la sua difesa di una vera e propria filosofia cristiana fu biasimata da altri filosofi cristiani che temevano ogni dominio della teologia sulla filosofia. Questo fervido tomista — dalla fede «robusta e semplice» come lo definiva Henri de Lubac — tuttavia non ha mai smesso di incoraggiare il pluralismo in tutti gli ambiti accademici, specialmente in filosofia e in teologia, sottolineando, come ricorda Michel, la «radicale contingenza dei filosofi e dei teologi cattolici rispetto alla fede». La sua concezione della cristianità — sottolinea ancora l’autore — aveva l’ambizione di essere «un rimedio transazionale alle piaghe nazionaliste dell’epoca e un progetto culturale unificatore orientato alla pace».
A tal riguardo, la densa biografia di Michel non poteva omettere un aspetto ancora meno conosciuto ma non meno fondamentale della vita di Gilson, ovvero il suo pensiero politico. Occorre ammettere che l’atteggiamento dell’accademico, sempre fuori dagli schemi, poteva anche assumere alcuni accenti paradossali. Infatti, colui che si era sempre definito «il contrario di un partigiano», si è nonostante tutto contraddistinto dalle numerose battaglie di idee che portò avanti in un secolo a dir poco sensibile: fu lui a scrivere sulla carestia sovietica nel 1922, al termine di un’inchiesta realizzata sul campo. Nel 1933, firmò il manifesto del Collège de France a favore degli intellettuali ebrei tedeschi minacciati dal neo regime nazista, e prenderà anche parte alla redazione dei testi fondatori delle Nazioni unite. Si impegnò nel MRP (“Movimento repubblicano popolare” francese) dopo la guerra ma sempre da “partigiano critico”. Come scrisse in una lettera all’ambasciatore Francisque Gay, pubblicata in appendice, insieme ad altre corrispondenze di Gilson con i protagonisti della sua epoca: «Sono del tutto fedele al movimento, ma oltre a questo non c’è nient’altro... credo di non poter essere utile a nessun movimento politico, poiché non posso riporre la mia fiducia in nient’altro che nella verità». Tale ricerca costante della verità, associata a un pensiero insieme originale, rigoroso ed elegante, farà del filosofo un capofila del pensiero moderno. Le sue opere sono state tradotte in numerosissime lingue e studiate nel mondo intero.

In un articolo del 1960, «Le Figaro littéraire» lo definì «l’esatto opposto di un intellettuale noioso». Una serata insieme a lui, recitava ancora l’elogio, «è un momento in compagnia di un uomo onesto».

di Solène Tadié

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18 agosto 2019

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