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Pennellate di cristianesimo

· Nelle pagine della scrittrice Kyung-sook Shin ·

«Una notte — racconta il professor Yun ai suoi studenti dell’università di Seoul – mentre dormiva profondamente, Cristoforo sentì qualcuno chiamarlo. (...) Vicino alla riva del fiume, avvolto nella foschia notturna c'era un bambino. Questi gli disse di aver bisogno del suo aiuto, perché doveva raggiungere la sponda opposta prima dell'alba. Nonostante fosse notte fonda, Cristoforo acconsentì. Prese sulle spalle il piccolo ed entrò in acqua. Si era appena addentrato nel fiume quando il livello dell'acqua cominciò a salire fino ad arrivargli al collo. Quel bambino prima così leggero iniziò a pesare tanto che Cristoforo pensò di avere sulle spalle un enorme carico di ferro. Il corso d’acqua si ingrossava sempre più e il peso di quel bambino rischiava di farlo andare a fondo. Cristoforo, sempre così fiducioso, pensò per la prima volta di morire sommerso dalle acque. (...) Stremato dalla fatica e dalla paura, riuscì a raggiungere l’altra sponda. Fatto scendere il bambino a riva, gli disse: “Pensavo di morire per colpa tua. Nonostante tu sia così piccolo ho creduto di portare il peso del mondo intero. Da quando faccio il traghettatore non ho mai incontrato una persona pesante come te”. Allora una luce immensa avvolse il fanciullo che si trasformò, davanti ai suoi occhi, in Gesù».

Koh-Varilla Guild, «Korean Pieta» (2013)

Il professor Yun conclude il suo racconto. E domanda ai suoi studenti, ammutoliti: preferireste essere Cristoforo o il bambino? La scena è tratta dal romanzo Io ci sarò di Kyung-sook Shin, che ha al centro il ricordo di una lontana amicizia giovanile tra tre ragazzi, nata in risposta alle difficoltà di una generazione a trovare il suo posto nel momento in cui la Corea del Sud vive un momento di grande travaglio politico. A mostrare la strada ai tre amici, sarà proprio il professor Yun, incoraggiandoli a rischiare, ad aprirsi al mondo, a proteggersi a vicenda nel cammino verso l’età adulta.

Il racconto di Cristoforo è solo una meteora, ma è interessante la pennellata che restituisce. Perché, quasi in controluce, dalle pagine di Kyung-sook Shin traspare il ritratto di un Paese venato dal cristianesimo, nell'incontro (ora riuscito, ora meno) con la società coreana tradizionale.

Nata nel 1963 in una regione montuosa della Corea del Sud, quarta di sei figli, a 16 anni Shin si trasferisce a Seoul. Di giorno lavora (e manda i soldi a casa), la notte va a scuola. L'esordio come scrittrice avviene nel 1985, appena ventiduenne, con il racconto Fiaba d’inverno.

Prima donna e prima coreana a vincere nel 2012 il Man Asian Literary Prize, il più prestigioso del suo continente, Kyung-sook Shin è diventata famosa nel mondo con il romanzo Prenditi cura di lei, che ha al centro una famiglia alle prese con l’Alzheimer dell’anziana madre, scomparsa nel nulla.

La pennellata, qui, è meravigliosa. Quando ormai le flebili tracce dell’anziana donna sono evaporate, la figlia minore, di passaggio a Roma, dopo aver comprato il rosario che la madre tanto tempo prima le aveva chiesto, va a pregare a San Pietro. «Ti prego, prenditi cura di lei»: in una città che non ha nulla della storia di sua madre, la figlia riesce finalmente a pronunciare il suo grido di dolore rivolgendosi alla Madre che regge tra le braccia il Figlio morto, davanti alla Pietà.

Davanti a colei che compie quel gesto che nessuna madre dovrebbe essere costretta a compiere, la figlia si affida. (giulia galeotti)

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12 dicembre 2019

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