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Pena capitale
per l’attentatore di Boston

L’attentatore della maratona di Boston, Dzhokhar Tsarnaev, è stato condannato a morte. La sentenza è arrivata ieri, dopo quattordici ore di camera di consiglio di una corte federale. 

Dzhokhar ha ascoltato la sentenza in silenzio, seduto con le braccia incrociate: ora sarà trasferito nel penitenziario di Terre Haute, in Indiana.

Il 15 aprile del 2014 a Boston due bombe uccisero tre persone e ne ferirono 264, di cui 17 hanno perso almeno un arto. La polizia stabilì che i responsabili dell’attentato erano appunto Tsarnaev e il fratello Tamerlan: quest’ultimo, che all’epoca aveva 26 anni, fu ucciso dagli agenti durante una sparatoria. Tra le vittime c’era anche Martin Richard, un bimbo di otto anni che assisteva alla gara nei pressi del traguardo, appoggiato alla transenna a pochissimi passi dallo zainetto che conteneva uno dei micidiali ordigni. I genitori di Martin avevano lanciato un appello alle autorità per chiedere di salvare la vita del carnefice del loro amato figlio. Un medesimo appello era stato lanciato anche dal cardinale Sean O’Malley, arcivescovo di Boston, e dai vescovi del Massachusetts in una dichiarazione congiunta contro la pena di morte.

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