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Pellegrino ecumenico

· All’udienza generale il Papa chiede ai fedeli di accompagnarlo con la preghiera nel viaggio a Ginevra ·

Il Papa ha chiesto ai fedeli di accompagnarlo con la preghiera nel suo pellegrinaggio ecumenico in programma giovedì 21 giugno a Ginevra. Lo ha fatto salutando i gruppi di lingua tedesca presenti in piazza San Pietro per l’udienza generale di mercoledì 20, vigilia del viaggio che Francesco compirà nella città svizzera in occasione dei settant’anni di vita del Consiglio ecumenico delle Chiese (Wcc). Poco più di tredici ore che saranno scandite da tre importanti appuntamenti pubblici: la preghiera comune nel centro ecumenico del Wcc, l’incontro pomeridiano nella Visser’t Hooft Hall del medesimo centro e la messa per la comunità cattolica del Paese nel Palaexpo di Ginevra.

A meno di ventiquattr’ore dalla partenza, il Pontefice ha incontrato i fedeli nel consueto appuntamento del mercoledì. E proseguendo nel ciclo di catechesi sui comandamenti inaugurato la scorsa settimana, si è soffermato sul termine “decalogo”, che corrisponde all’espressione “le dieci parole” utilizzata nella tradizione ebraica e richiama il capitolo 20 del libro dell’Esodo: «Dio pronunciò tutte queste parole». Da qui la sottolineatura della distinzione tra “comando” e “parola”. Il primo, ha spiegato il Papa, «è una comunicazione che non richiede dialogo», mentre la seconda «è il mezzo essenziale della relazione come dialogo». I comandamenti, dunque, «sono parole di Dio: Dio si comunica in queste dieci parole, e aspetta la nostra risposta».

Ecco perché nella sua vita il cristiano è posto continuamente di fronte a una scelta: «Dio mi impone le cose o si prende cura di me? I suoi comandamenti sono solo una legge o contengono una parola, per curarsi di me? Dio è padrone o Padre?». Si tratta di un vero e proprio «combattimento, dentro e fuori di noi», che «si presenta continuamente: mille volte dobbiamo scegliere tra una mentalità da schiavi e una mentalità da figli».

Ma, secondo Francesco, la vera risposta non può che essere una: «Dio è Padre». E «anche nelle situazioni più brutte — ha detto rivolgendosi ai presenti — pensate che abbiamo un Padre che ci ama tutti». In particolare lo Spirito Santo «è uno Spirito di figli, è lo Spirito di Gesù». Al contrario, «uno spirito da schiavi non può che accogliere la legge in modo oppressivo». E questo, ha osservato il Pontefice, produce «due risultati opposti: o una vita fatta di doveri e di obblighi, oppure una reazione violenta di rifiuto». In realtà, «tutto il cristianesimo è il passaggio dalla lettera della legge allo Spirito che dà la vita». Perché Gesù, ha concluso, «è venuto a salvare, con la sua Parola, non a condannarci».

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16 luglio 2019

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