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Il viaggio di una vita

· In due milioni all’Hajj ·

La Mecca, 21. Da domenica almeno due milioni di musulmani stanno partecipando in Arabia Saudita all’hajj, l’annuale pellegrinaggio che li conduce a La Mecca, la città santa in cui è nato il profeta Maometto. Ieri si è svolto uno dei momenti più significativi, ovvero la scalata del monte Arafat, dove i fedeli sono restati dall’alba al tramonto, pregando e recitando versetti del Corano. Secondo la tradizione islamica, il monte Arafat (in realtà una collinetta chiamata anche Jabal al-rahma, monte della Misericordia) sarebbe il luogo dove Maometto, circa quattordici secoli fa, consegnò il suo sermone di addio ai musulmani che lo accompagnarono nel pellegrinaggio al termine della sua vita. Vestiti con abiti bianchi e non cuciti, i fedeli hanno iniziato a camminare nella notte fino al monte, alcuni spingendo i genitori su sedie a rotelle, altri bevendo acqua prima di affrontare una lunga e impegnativa giornata. I pellegrini si sono quindi recati nella vicina zona di Muzdalifah, dove hanno raccolto pietre da usare in una simbolica lapidazione nella valle del deserto di Mina, circa sette chilometri a nord-est di La Mecca, contro una serie di steli rappresentanti Satana. Il pellegrinaggio — iniziato con la settuplice circumambulazione in senso antiorario della Ka’ba a La Mecca — si concluderà ufficialmente con la festa del sacrificio (Eid al-Adha), che durerà tre giorni, da oggi a giovedì. I pellegrini sacrificano un animale mimando lo stesso gesto che il patriarca Abramo stava per compiere su suo figlio, sostituito all’ultimo momento da una pecora portata dall’angelo Gabriele (secondo la tradizione musulmana). Come riferisce la France-Presse, l’Arabia Saudita ha da tempo predisposto un piano secondo cui basta acquistare un coupon specifico per poter compiere il rito. Gli animali “sacrificati” nei macelli gestiti dal governo saranno congelati e inviati come aiuto alle comunità musulmane povere in tutto il mondo.

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19 settembre 2019

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