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Pedagogia della pace

· ​Alla plenaria dell’episcopato colombiano ·

Bogotá, 7. Compassione, inclusione e perdono sono i pilastri della pace: è quanto ha affermato monsignor Luis Augusto Castro Quiroga, arcivescovo di Tunja e presidente della Conferenza episcopale colombiana, nella prolusione con cui ha inaugurato l’assemblea plenaria, i cui lavori si concluderanno venerdì 8.

La riunione si svolge in un momento storico per la Colombia: il 23 giugno, infatti, dopo quattro anni di negoziati, il Governo e le Forze armate rivoluzionarie (Farc) hanno firmato, all’Avana, un accordo di pace che pone fine a più di cinquant’anni di conflitto. Punti centrali dell’intesa raggiunta sono il cessate-il-fuoco e la consegna delle armi da parte delle Farc. La tabella di marcia dell’attuazione dell’accordo sarà verificata dalle Nazioni Unite, attraverso il Consiglio di sicurezza.

Nel suo intervento, Castro Quiroga si è soffermato sulla «teologia della pace» che si basa sull’amore nei confronti del proprio nemico, sul perdono che precede il pentimento e sulla risposta non violenta all’odio. «Gesù — ha detto il presidente dell’episcopato — ci insegna il significato di amare i propri nemici, vale a dire una politica di compassione che va collegata a una politica di inclusione». Attraverso il perdono, ha sottolineato l’arcivescovo, i colombiani sono invitati a porre fine allo “spirito di vendetta”, ricordando che la pace non va intesa solo in termini di legge.

Il presule ha poi ribadito che il perdono si basa su una duplice decisione: in primo luogo si tratta di non permettere all’altro di rimanere come un nemico, in secondo luogo significa aprire uno spazio, nella propria vita, per ripristinare ciò che abbiamo separato o escluso.

«I colombiani sono chiamati a fare di più — ha aggiunto monsignor Castro Quiroga — per costruire la pace, ponendo fine ai conflitti, promuovendo il perdono e la riconciliazione, denunciando le ingiustizie, rilanciando la giustizia e praticando la non violenza».

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