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Pechino studia riforme politiche

· Per sostenere la crescita economica ·

Per la Cina, le riforme politiche sono «urgenti» e «necessarie per il proseguimento della crescita economica». Questo il messaggio lanciato dal premier cinese, Wen Jiabao, in una conferenza stampa a Pechino. Parlando in chiusura dei lavori dell’Assemblea del popolo, Wen Jiabao ha sostenuto che la Cina è arrivata «a un punto cruciale, se non si fanno le riforme politiche non è possibile procedere con quelle economiche». Senza una svolta, potrebbero ripetersi «disastri come la rivoluzione culturale».

Il premier — esponente dell’ala moderata del Partito Comunista cinese — è da tempo sostenitore di una graduale e prudente introduzione di trasformazioni nei meccanismi elettorali interni. E lega strettamente questo aspetto a quello della crescita economica. Ma la crisi internazionale sembra chiedere un’accelerazione del processo.

Il forte sviluppo economico degli ultimi tre decenni in Cina — dicono gli analisti — si è basato in larga parte sulla grande quantità di manodopera a basso costo, un aspetto che ha incentivato la delocalizzazione produttiva di molte imprese occidentali e giapponesi. La delocalizzazione è stata incoraggiata anche dal crescente livello delle infrastrutture e dei trasporti, da una politica governativa favorevole e — stando al giudizio di molti Paesi occidentali — da una svalutazione competitiva del renminbi.

Adesso, con lo scoppio della grande crisi finanziaria, qualcosa si è incrinato. Wen Jiabao stesso, nel discorso di apertura dell’Assemblea del popolo, aveva messo l’accento sulla debolezza della domanda nei principali mercati della Cina (Europa e Stati Uniti) e aveva espresso l’impegno a contenere entro il quattro per cento l’aumento dell’inflazione, una delle maggiori preoccupazioni del Governo. Le stime di crescita sono state riviste al 7,5 per cento, ovvero mezzo punto più basso dell’obiettivo dell’otto per cento, tenuto fermo per tutto il decennio scorso.

Insomma, l’indebolimento dei mercati di punta costringe il Dragone non solo a espandersi, ma anche a prendere le giuste cautele per evitare possibili tracolli. Wen Jiabao ha affermato, sempre parlando di fronte all’Assemblea del popolo, che il Governo «promuoverà una crescita robusta, terrà i prezzi stabili e vigilerà contro i rischi di una crisi finanziaria tenendo l’offerta totale di moneta a un livello appropriato». Per quanto riguarda il mercato immobiliare (uno dei comparti più colpiti dalla crisi), l’Esecutivo ha promesso che manterrà in vigore le misure di contenimento dei prezzi degli immobili. Wen Jiabao ha inoltre parlato anche del debito delle amministrazioni provinciali, un’altra questione delicata. Sul fronte monetario, il premier ha confermato gli obiettivi del Dragone, sostenendo che lo yuan, dopo essersi apprezzato del trenta per cento negli ultimi sei anni, «potrebbe aver raggiunto un punto di equilibrio».

Secondo molti esperti, per mantenere gli standard di crescita Pechino dovrebbe ridurre la propria partecipazione nelle aziende, incentivando la concorrenza. Questo al fine soprattutto di ridurre il divario tra città e campagne e dare maggiore slancio alla ripresa.

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11 dicembre 2019

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