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Pechino spaventa Wall Street

· Crolli dei listini sulle piazze statunitensi ed europee ·

Il crollo di Wall Street ha chiuso ieri uno dei peggiori venerdì della recente storia finanziaria mondiale, che ha visto cedere in modo rilevante le quotazioni di azioni, obbligazioni e materie prime, in oriente, Europa e Stati Uniti. 

Operatori al lavoro alla Borsa di New York (Afp)

A scatenare la caduta dei listini sono state soprattutto le notizie negative sull’economia cinese, che rischiano di mettere in grave difficoltà l’economia globale. Il Dow Jones ha perso il 3,11 per cento, il Nasdaq il 3,52 per cento, mentre lo S&P 500 ha lasciato sul terreno il 3,2 per cento. Un enorme “sell-off” — in termini tecnici la vendita rapida di titoli (azioni, obbligazioni) — che ha colpito in modo non selettivo i listini statunitensi e europei.
Colpite anche le materie prime. A New York il petrolio Wti è calato sotto i quaranta dollari al barile per la prima volta dal 2009. Il Brent è sceso a 45,18 dollari al barile, ai minimi dal marzo 2009. In chiusura il Wti è risalito a quota 40,45 dollari al barile mentre il Brent ha chiuso a 45,46. Si tratta dell’ottava settimana consecutiva di ribasso dei prezzi dell’oro nero, la più lunga performance negativa registrata dal 1986.

La chiusura delle Borse europee non è stata migliore: Milano, in chiusura, ha ceduto il 2,83 per cento ma anche Londra, Parigi e Francoforte hanno registrato passivi superiori al due per cento. Sul mercato valutario l’euro si rafforza ulteriormente sul dollaro.

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17 luglio 2019

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