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Pechino sostiene il dialogo

· Dopo l’apertura di Tillerson sulla Corea del Nord ·

La Cina chiede «un incontro a metà strada» tra Stati Uniti e Corea del Nord dopo le parole di ieri del segretario di stato americano, Rex Tillerson, che si è detto pronto a un dialogo per convincere il regime di Pyongyang ad abbandonare il programma di sviluppo dei test missilistici e per denuclearizzare la penisola coreana.

Tillerson al Forum della Nato sulla Corea del Nord (Ap)

«È una chiara posizione del governo cinese quella di risolvere la questione della penisola coreana attraverso il dialogo e i negoziati», hanno affermato fonti del ministero degli esteri di Pechino. Il ministero ha dunque auspicato che Stati Uniti e Corea del Nord possano «fare passi significativi per impegnarsi nel dialogo e nei contatti diretti».

Contemporaneamente, però, la Cina sembra si stia preparando alla fuga di migliaia di nordcoreani nel caso di un conflitto tra gli Stati Uniti e la Corea del Nord. Già la settimana scorsa, il quotidiano «The Financial Times» riportava l’esistenza di un piano per accogliere i profughi provenienti dalla Corea del Nord, lungo gli oltre 1400 chilometri di confine che separa i due paesi. Si parla di almeno tre punti interessati, nella località di Changbai, ma la rete di accoglienza di profughi nordcoreani, secondo quanto ha pubblicato anche il «New York Times», potrebbe estendersi ad altre strutture anche nella zona di Hunchun e in quella di Tumen, in prossimità del confine con il regime di Kim Jong-un. La situazione rimane tesa. Il ministero egli esteri di Pechino ha confermato la chiusura, ufficialmente per lavori di ristrutturazione, del «ponte dell’amicizia» che collega Cina e Corea del Nord e sul quale passa circa l’80 per cento dei traffici commerciali tra i due paesi.

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