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Pechino rassicura il g20

· La crisi del Dragone sul tavolo del summit turco ·

Preoccupazione per le mosse della Fed sui tassi

Al g20 finanziario in corso ad Ankara è stato, ieri, il giorno della Cina. Nei primi colloqui in plenaria, ma anche negli incontri bilaterali, Pechino ha cercato di rassicurare i partner internazionali sulla strada da intraprendere per fronteggiare la frenata, attesa, dell’economia del Dragone e per portare a termine la transizione verso un tasso di cambio completamente flessibile, governato dal mercato. 

Foto di gruppo per partecipanti al summit turco del G20 (Afp)

Che la crisi del Dragone fosse uno dei principali argomenti del vertice dei ministri finanziari e dei governatori delle banche centrali — il summit si conclude oggi — lo aveva chiarito già alla vigilia il presidente della Bce, Mario Draghi, che aveva appunto invitato Pechino a chiarire i contorni della crisi. Tanto che c’era chi spingeva per esplicitare un riferimento alla Cina anche nel comunicato finale del summit. Ma le autorità cinesi, ha assicurato al termine delle prime riunioni la capo economista dell’Ocse Christine Mann, sono state «molto aperte nel comunicare i loro problemi e le loro sfide per il prossimo futuro, e nessuno sarà messo sotto accusa nel comunicato finale». anche gli Stati Uniti sono stati al centro delle attenzioni dei partecipanti del g20, mentre sale l’attesa per la decisione che dovrà prendere la Federal Reserve sull’eventuale rialzo dei tassi. L’altro grande tema, affrontato anche nell’incontro dei ministri del lavoro, resta quello della crescita. Una crescita che però — hanno sottolineato gli analisti — dev’essere finalizzata alla creazione di posti di lavoro, e che per farlo ha bisogno di essere «più sostenuta e migliore nella sua composizione».

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18 settembre 2019

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