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Pechino contesta le sanzioni all’Iran

· Il ministro degli Esteri turco in visita a Teheran ·

La Cina ha attaccato le sanzioni unilaterali all’Iran imposte dagli Stati Uniti, con la firma apposta dal presidente Barack Obama a una legge che pone vincoli alla Banca centrale di Teheran. «La Cina è contraria a mettere una legge nazionale al di sopra del diritto internazionale e a imporre sanzioni unilaterali contro altri Paesi», ha dichiarato questa mattina il portavoce del ministero degli Esteri di Pechino, Hong Lei.

Nel frattempo, la tensione tra Teheran e Washington non accenna ad attenuarsi e si concentra in queste ore sulle questioni legate allo stretto di Hormuz, dove transita gran parte del petrolio del Golfo persico. Il Governo iraniano ha più volte ipotizzato — ma anche smentito — di chiudere lo stretto. Le stesse esercitazioni navali iraniane appena terminate in quelle acque, durate dieci giorni e costellate da test missilistici, sono state giudicate da molti osservatori un modo per dimostrare la capacità di porre in atto una tale iniziativa. A questo si aggiungono le ultime dichiarazioni di Teheran su una minaccia di ritorsioni se la marina statunitense pattuglierà ancora nel Golfo persico. La settimana scorsa la portaerei Uss John C. Stennis e l’incrociatore lanciamissili Uss Mobile Bay avevano compiuto quello che era stato definito un passaggio di routine attraverso lo stretto di Hormuz. Ieri mattina è arrivata una sorta di sfida iraniana. «Consigliamo alla portaerei americana che ha attraversato lo stretto di Hormuz e che si trova nel mare dell’Oman di non tornare nel Golfo persico», ha detto il capo delle forze armate iraniane, il generale Ataollah Salehi, citato dall’agenzia Fars, aggiungendo che «la Repubblica islamica non ha l’abitudine di ripetere i suoi avvertimenti».

Il Pentagono ha assicurato che gli Stati Uniti continueranno a dispiegare le loro navi da guerra nel Golfo Persico: secondo il portavoce George Little, si tratta di movimenti regolarmente programmati, in accordo con le leggi internazionali, in acque considerate fondamentali per il commercio globale. Il Governo di Washington ha comunque minimizzato la minaccia, che secondo il portavoce della Casa Bianca, Jay Carney, mostrerebbe la debolezza del regime iraniano e il tentativo di distogliere l’attenzione dai suoi problemi interni.

Anche la Francia intanto è tornata ad accusare l’Iran di proseguire nella preparazione di un’arma nucleare. Parigi «senza chiudere la strada al negoziato e al dialogo con l’Iran, auspica un inasprimento delle sanzioni» europee, ha detto il ministro degli Esteri Alain Juppè.

Nel frattempo, il Governo turco intensifica il suo impegno diplomatico per tentare una mediazione. In questo contesto si iscrive la visita di oggi a Teheran del ministro degli esteri Ahmet Davutoglu, che avrà colloqui incentrati appunto sul programma nucleare iraniano, oltre che su Siria e Iraq.

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