Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Pechino bacchetta Washington

· Dopo le previsioni pessimistiche di Standard&Poor’s sull’economia americana ·

Chiesta più responsabilità per tutelare gli interessi degli investitori

«I sacrifici devono essere e saranno condivisi, e non risparmieranno neanche i miliardari e i milionari; un accordo sul piano di riduzione del deficit e del debito non sarà facile ma sarà raggiunto». Una cosa è certa: «Gli Stati Uniti non perderanno assolutamente il rating di tripla A, non c'è rischio».

Il presidente americano, Barack Obama, ha risposto così all’attacco dell’agenzia Standard&Poor’s, che due giorni fa ha tagliato l’outlook sull’economia a stelle e strisce innescando una serie di reazioni finanziarie e politiche.

Il segretario al Tesoro, Timothy Geithner, si è affrettato a ribadire che un accordo sull’innalzamento del debito federale è possibile. Pechino «ha preso nota della decisone di S&P e si augura che il Governo americano assuma politiche e misure responsabili per tutelare gli interessi degli investitori» ha dichiarato il ministro degli Esteri cinese, Yang Jiechi. Un’attestazione di fiducia agli Stati Uniti è giunta invece dal Giappone. «L’America sta affrontando — ha detto il ministro delle Finanze giapponese, Yoshihiko Noda — i problemi fiscali in modo serio, ritengo quindi che i Treasury Bond siano prodotti attraenti per noi».

Per molto tempo «Washington si è comportata come se il deficit e il debito non esistessero: se non risolviamo la questione del deficit ora che l’economia ha iniziato a crescere di nuovo e se continuiamo a spendere a questa velocità, ci saranno seri danni per la nostra economia» ha affermato Obama aprendo in Virginia un viaggio per spiegare agli americani il piano per la riduzione del debito e del deficit basato su un taglio delle spese. «Non abbiamo denaro da sprecare e taglieremo in tutte le aree dove è possibile» ha detto Obama ribadendo la propria volontà di far scadere alla fine del 2012 gli sgravi per i più ricchi. La proposta del presidente per ridurre il deficit e il debito prevede tagli forti, assicurandosi però che «l'America sia in grado di competere nel ventunesimo secolo» ha osservato Obama, dicendosi fiducioso sul fatto che «repubblicani e democratici troveranno un accordo sul piano di riduzione del deficit e del debito». Tuttavia— ha ammesso il presidente — «non sarà facile».

Geithner, non dicendosi d’accordo sul fatto che le prospettive americane siano negative, ha messo in evidenza come l'attuale situazione di bilancio sia insostenibile: «Abbiamo bisogno di riforme, di target di riduzione del deficit e di una tabella di marcia esatta». Anche Geithner si dichiara ottimista sulla possibilità di un accordo a breve in Congresso: «Se uno presta attenzione — ha dichiarato il segretario al Tesoro — si accorge che sta emergendo un consenso su un piano pluriennale che potrà condurre a una riduzione del debito americano». Geithner, appellandosi alla necessità che democratici e repubblicani lavorino insieme, ha poi spiegato che «entrambe le parti capiscono che dobbiamo farlo in un’ottica bipartisan».

Il downgrade di S&P potrebbe essere un’occasione importante per i bond statunitensi e per il dollaro, se accompagnato da una maggiore disciplina di bilancio, osserva il «Financial Times», secondo il quale la decisone dell’agenzia di rating aumenta la pressione sulla politica per raggiungere un accordo sui temi di bilancio prima delle elezioni. Nel 1996 Moody's aveva rivisto al ribasso le prospettive americane in seguito all’impasse venutasi a creare sul tetto del debito: una volta che quest’ultimo era stato alzato, Moody's aveva rivisto il giudizio.

La decisione di S&P — dicono molti analisti — è solo la conferma delle difficoltà che l’economia americana sta incontrando. Questo nonostante gli ultimi segnali incoraggianti dal mondo del lavoro. In base alle cifre pubblicate dal dipartimento del Lavoro, infatti, grazie alla creazione di oltre 230.000 posti a marzo nel settore privato (una crescita dell’undici per cento rispetto al mese precedente), la disoccupazione è calata all’8,8 per cento, il livello più basso dal marzo del 2009. Allo stesso tempo sono stati persi circa 14.000 posti nelle amministrazioni pubbliche alle prese con le difficoltà di bilancio. Non sono mancate, tuttavia, le critiche da parte repubblicana. «Washington — ha detto John Boehner, il presidente della Camera dei Rappresentanti — deve fare molto di più per dare certezze a chi crea posti di lavoro».

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

24 agosto 2019

NOTIZIE CORRELATE