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Pechino aumenta le riserve bancarie  per frenare l’inflazione

· Gli analisti temono il formarsi di una bolla immobiliare ·

La Banca centrale cinese ha annunciato, oggi, un nuovo aumento dello 0,5 per cento del tasso di riserva obbligatoria delle banche per combattere l’eccesso di liquidità e l’inflazione. Si tratta del secondo aumento del tasso dall’inizio dell’anno. In una nota la Banca del Popolo della Cina ha comunicato un aumento sui requisiti di riserva, pari a cinquanta punti base, rispetto all’attuale 19 per cento fissato per le grandi banche, a partire dal 24 gennaio.

La Cina sta rafforzando gli sforzi per contrastare il surriscaldamento dell’inflazione e il rischio di bolle speculative. L’8 febbraio scorso, Pechino aveva aumentato i tassi di interesse su depositi e prestiti per la terza volta in sei settimane. Il tasso d’inflazione, nell’ultima stima a gennaio, è aumentato del 4,9 per cento in un anno. L’incremento è stato prodotto soprattutto dal rialzo dei prezzi alimentari.

Gli analisti, intanto, temono il formarsi di una bolla immobiliare che potrebbe mettere in seria difficoltà l’economia cinese. In effetti, i prezzi degli immobili continuano a crescere, nonostante le misure restrittive adottate dal Governo per «raffreddare» il mercato. In gennaio, secondo i dati diffusi dall’Ufficio per le statistiche di Pechino, i prezzi delle case sono aumentati in 68 delle 70 città prese in considerazione. I prezzi sono cresciuti del 6,8 per cento a Pechino rispetto al gennaio dell’anno scorso e dell’ 1,5 per cento a Shanghai. I dati arrivano a pochi giorni di distanza da una decisa «stretta» da parte del Governo municipale di Pechino, che ha stabilito che i cittadini non residenti nella capitale possono comprare un appartamento solo dopo aver pagato per cinque anni le previste imposte municipali.

La misura ha sollevato un’ondata di proteste soprattutto su internet. I non-residenti che acquistano immobili nella capitale come investimento sono circa il cinquanta per cento degli acquirenti, secondo valutazioni della stampa specializzata cinese. Stando al giudizio del costruttore Pan Shiyi, presidente di Soho China, la misura non avrà un impatto solo sui prezzi, ma creerà un problema anche per coloro che lavorano a Pechino da meno di cinque anni. Pan ha sostenuto che l’obiettivo dell’Esecutivo non è solo il raffreddamento del mercato immobiliare ma anche quello di contenere l’aumento della popolazione della capitale, che ha raggiunto i ventidue milioni di abitanti.

Intanto, al boom dei prezzi delle case si affianca quello delle auto. Le nuove tasse e i limiti agli automobilisti hanno rallentato, ma non certo fermato la corsa del mercato automobilistico nel Paese asiatico, dove — secondo i dati ufficiali diffusi ieri — nel mese di gennaio sono state vendute 1,89 milioni di vetture, l’11,3 per cento in più rispetto allo stesso mese del 2010: nello stesso mese la produzione è cresciuta dell’11,3 per cento a 1,8 milioni di unità.

A dicembre la crescita delle vendite era stata del 17,9 per cento mentre la produzione — per tenere dietro alla fortissima richiesta — era salita del 22,3 per cento. Il risultato di questo boom è la conferma del sorpasso sugli Stati Uniti, che già nel 2009 aveva fatto della Cina il primo mercato automobilistico mondiale.

Lo scorso anno le vendite totali sono salite a 18.06 milioni di unità. Sul mercato delle quattro ruote pesa la fine degli incentivi governativi per le piccole auto e il ritorno della tassa del 10 per cento, in vigore dal primo gennaio. Nella capitale Pechino — riferiscono fonti della stampa locale — è entrata in vigore la limitazione degli acquisti con l’assegnazione delle targhe mediante lotteria per sole 240.000 unità rispetto alle 800.000 vendute nel 2010.

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