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Pax Christi in regno Christi

Pubblichiamo uno stralcio del discorso pronunziato l’11 febbraio a Desio dal cardinale segretario di Stato in occasione dell’inaugurazione della mostra allestita a cura del Centro Internazionale di Studi e Documentazione Pio XI

La speciale mostra, che ho il piacere di inaugurare espone alcuni preziosi oggetti che sono custoditi nella Sacrestia della Cappella Sistina.

Tra questi ce n’è uno che merita un particolare rilievo, poiché ha una attinenza diretta con l’avvenimento che commemoriamo, cioè l’incoronazione del Papa Pio XI. Mi riferisco alla tiara, o triregno, che gli fu donata dall’arcidiocesi di Milano. Ovviam ente tale tiara non è quella con la quale il Pontefice fu incoronato: non ci sarebbe stato il tempo di creare in sei giorni un oggetto del genere. Subito all’indomani del pellegrinaggio dei milanesi a Roma per la solenne cerimonia, si mise in moto l’organizzazione che portò alla realizzazione dell’omaggio, progettato dal senatore architetto Luca Beltrami, con la cooperazione di numerose personalità.

Questa tiara fu denominata «Tiara della Pace», come è significato anche dai motivi ornamentali a forma di foglie e bacche di ulivo.

Il tema della pace fu scelto giustamente tenendo conto del fatto che il triregno non è insegna liturgica, ma è legata alla funzione di governo, e quindi alla missione del Papa quale primo tutore, in nome di Cristo, della pace universale. Del resto, il motto di Pio XI era Pax Christi in regno Christi .

Ebbene, è su questo punto che vorrei brevemente condividere con voi una riflessione, che mi è stata suggerita proprio da questa speciale insegna pontificia. Tutti sappiamo che sotto il pontificato di Pio XI si sono affermati in Europa i due tremendi totalitarismi del comunismo e del nazismo.

Quando essi superarono ogni limite di offesa ai principi religiosi e morali, nonché alle regole della diplomazia, il Romano Pontefice li condannò entrambi, con due encicliche pressoché contemporanee, pubblicate nel marzo 1937: il 14 marzo, con la Mit brennender Sorge , condannò il regime nazista di Hitler; e il 17 marzo, con la Divini Redemptoris , quello sovietico di Stalin. Queste due perniciose ideologie hanno seminato guerra e morte, dimostrando che quando si vuole cancellare la signoria di Dio e la regalità di Cristo e sostituirle con un potere umano, il mostro che ne deriva si rivolta ferocemente contro l’uomo stesso.

Alle due citate encicliche bisogna accostare quella precedente, del 29 giugno 1931, intitolata Non abbiamo bisogno che, guardando invece all’Italia, denunciò lo scioglimento delle associazioni giovanili e universitarie dell’Azione Cattolica da parte del Governo fascista. Senza mezzi termini Pio XI stigmatizzò «durezze e violenze, fino alle percosse ed al sangue, e irriverenze di stampa, di parola e di fatti, contro le cose e le persone, non esclusa la Nostra, che precedettero, accompagnarono e susseguirono l’esecuzione dell’improvvisa poliziesca misura».

Cari amici, osservando il triregno donato dalla diocesi di Milano a Papa Ratti, esposto in questa mostra, vorrei che, oltre ad ammirarne la fattura e la preziosità, noi sapessimo cogliere il significato simbolico che esprime questa antica insegna pontificia. Un significato che trova origine in epoche lontane, ma che, fatte le debite distinzioni storiche, conserva tutto il suo valore, come dimostra il riferimento a Pio XI a cui ho brevemente accennato. Di fronte a qualsiasi dittatura, la Chiesa, rappresentata in primis dal Sommo Pontefice, è coscienza critica che richiama il primato di Dio come fondamento e garanzia della libertà, della centralità della persona umana e del bene comune.

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15 novembre 2019

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