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Patto globale
sull’immigrazione

· Ritrovati sulla costa libica i corpi di diciotto migranti morti annegati ·

L’Onu studia un documento generale sulla gestione dell’emergenza

L’emergenza immigrazione si fa di giorno in giorno sempre più critica. A dimostrarlo, ancora una volta, è il tragico epilogo del viaggio di un gruppo di migranti. Diciotto sono annegati e i loro corpi sono stati ritrovati questa mattina sulla costa libica a ovest di Tripoli, secondo quanto riferiscono fonti della Mezzaluna Rossa. Questo mentre all’Onu si continua a discutere per mettere a punto un patto globale sulla gestione del fenomeno migratorio. Ieri al Palazzo di vetro di New York, i delegati di 193 Paesi membri delle Nazioni Unite hanno raggiunto un accordo su una bozza di documento da presentare e discutere all’Assemblea generale di settembre, a margine della quale si terrà un summit dedicato proprio all’immigrazione.

Bimbo nel campo profughi di Thessaloniki in Grecia (Ap)

Il documento non è giuridicamente vincolante, ma i negoziati sono stati molto complicati, tanto che alla fine il testo — secondo le anticipazioni rivelate da fonti diplomatiche — su molti punti resta ancora ambiguo. «È un argomento molto, molto difficile» ha commentato l’ambasciatrice giordana Dina Kawar. I più critici affermano che il testo non contiene nessuna indicazione precisa circa le azioni concrete da intraprendere. In generale, comunque, nella bozza si afferma che i rifugiati meritano protezione e non devono essere rimandati in luoghi dove possono essere vittime di guerre o persecuzione. Inoltre, si esortano i Paesi a permettere ai migranti di lavorare e ai loro figli di andare a scuola. Nella prima stesura si proponeva un patto globale per il reinsediamento dei rifugiati in maniera permanente, ma non è passato.
Come detto, il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, ha in programma un vertice sulla situazione dei rifugiati e dei migranti che si svolgerà in concomitanza con l’Assemblea Generale, e il documento approvato ieri sarà il fulcro dell’incontro. «Oggi siamo di fronte al più alto numero di sfollati dalla fine della seconda guerra mondiale» ha dichiarato di recente Ban Ki-moon. «Vi invito a ridurre della metà il numero degli sfollati nel mondo entro il 2030 e di trovare soluzioni a lungo termine». Sono circa sessanta milioni le persone nel mondo che hanno dovuto abbandonare le proprie case e il proprio Paese.
Difficile dire, al momento quali saranno i possibili sviluppi dell’iniziativa dell’Onu. Di certo, come rilevano gli analisti, si tratta comunque di un primo passo in direzione di un dibattito più ampio sul tema dell’immigrazione. Questo mentre in Europa l’emergenza continua a essere alta e si discute sulle misure da attuare. E fa discutere l’annuncio di Vienna di voler inviare militari in Ungheria per rafforzare i controlli alla frontiera. Da alcune settimane una ventina di poliziotti austriaci stanno già presentando servizio lungo il confine tra Ungheria e Serbia. L’invio di soldati — secondo Vienna — ha anche «un aspetto umanitario». Ma non è tutto: oggi il capo del Governo austriaco, Christian Kern, ha chiesto che l’Unione europea chiuda i negoziati di adesione con la Turchia dopo le misure attuate dall’Esecutivo di Erdoğan dopo il fallito golpe.  

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