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Patto fra scienza
e conoscenza

· ​La "Laudato si'" a un anno dalla pubblicazione tra laici, credenti, cattolici ·

È trascorso un anno dalla pubblicazione dell’enciclica Laudato si’ di Papa Francesco. È stato un anno fecondo perché il documento è stato presentato e studiato in molti ambiti, specialmente in quello scientifico e tecnico, e ha inciso positivamente sui risultati del vertice sul cambiamento climatico tenutosi a Parigi. La fondazione Antoni Gaudí para las grandes ciudades sta programmando un congresso internazionale in Sud America sulla «Laudato si’ e le grandi città», incentrato sull’acqua, l’energia, l’inquinamento e gli sprechi. Constatiamo con soddisfazione che il documento del Papa ha suscitato grande consenso nella comunità scientifica mondiale.

Il Papa in questa enciclica fa un ampio uso della luce che ci viene dalla ragione quando analizza la situazione economica attuale, tenendo presenti sia i dati apportati dalle diverse scienze, sia quelli provenienti dalla fede. La Laudato si’ è un esempio della fecondità intellettuale che si può conseguire quando si coniugano bene i diversi campi della conoscenza umana, rispettando l’autonomia di ogni sapere, i suoi metodi e i suoi modi di operare. Ma la Laudato si’ continua a interpellarci tutti, perché affronta un problema globale che riguarda tutti e che, per essere risolto, esige il coinvolgimento di tutti. L’enciclica situa la sfida ecologica a un livello molto radicale: quello della conversione nel modo di cogliere la vita e le attività umane.
Altrimenti tutte le soluzioni — siano esse tecniche, economiche, giuridiche o politiche — saranno insufficienti.
Francesco in questa enciclica pone a tutti noi la domanda: che tipo di mondo vogliamo trasmettere a quanti verranno dopo di noi, ai bambini che stanno crescendo? Questa domanda ci porta a interrogarci sul senso della nostra esistenza e sul senso dei valori che sono alla base della nostra vita sociale.
Il Papa ci propone una “ecologia umana integrale” e ci ricorda che c’è un rapporto diretto tra un’ecologia integrale e un’antropologia autentica. La “questione ecologica” è anche una questione essenzialmente morale. Dinanzi alla natura visibile del cosmo siamo sottoposti a leggi non solo biologiche, ma anche morali, la cui trasgressione non resta impunita.
Occorre cambiare lo sguardo ma anche lo stile di vita. «Il ritmo di consumo, di spreco e di alterazione dell’ambiente — dice Francesco — ha superato le possibilità del pianeta, in maniera tale che lo stile di vita attuale può sfociare solamente in catastrofi, come di fatto sta già avvenendo periodicamente in diverse regioni».
Il Papa spera che ognuno possa rendersi conto di questa situazione e avere il coraggio di trasformare ciò che sta accadendo nel mondo in una sofferenza personale e in un impegno. Bisogna cambiare lo sguardo sull’universo e bisogna cambiare lo stile di vita.
Francesco si fa “portavoce” della sofferenza dei poveri e della loro natura. Ci dice che «tra i poveri più abbandonati e maltrattati, c’è la nostra oppressa e devastata terra, che “geme e soffre le doglie del parto” (Lettera ai Romani 8, 22)». I poveri e la natura. Perché Francesco unisce queste due realtà? Qui l’enciclica ci mostra ancora una volta la preoccupazione sociale del Papa. Ai suoi occhi non esistono due crisi separate, una ambientale e una sociale. Il contesto naturale e il contesto umano si degradano insieme. La salvaguardia della terra come “casa comune” e l’amore per i poveri si tengono per mano.  

di Lluis Martinez Sistach

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21 aprile 2019

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