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Patagonia ribelle

· ​E' morto lo scrittore argentino Osvaldo Bayer ·

Si definiva anarchico e pacifista a oltranza lo scrittore argentino Osvaldo Bayer, morto, il 24 dicembre, a Buenos Aires all’età di 91 anni. Costretto all’esilio in Germania durante la dittatura militare del generale Jorge Rafael Videla (1976-1981), Bayer in Argentina ha rappresentato una figura di rilievo nell’ambito delle dure lotte condotte a sostegno dei popoli indigeni e delle vittime della repressione. Nato a Santa Fé nel 1927, Bayer è stato sceneggiatore, giornalista e narratore. Il suo libro più famoso, Patagonia ribelle. Una storia di gauchos, bandoleros, anarchici, latifondisti e militari nell’Argentina degli anni Venti — sulle fucilazioni di braccianti anarchici — suscitò in Argentina forti emozioni e vibranti reazioni, tanto che fu censurato, sequestrato e infine bruciato. L’opera ebbe anche una riduzione cinematografica realizzata dal regista Héctor Olivera che gli valse l’Orso d’argento a Berlino, nel 1974. Altre sue opere significative sono Gli anarchici espropriatori; Severino Di Giovanni, C’era una volta in America del Sud; Storia di un esilio. Bayer è stato professore onorario della libera cattedra dei diritti umani della facoltà di Filosofia e Lettere dell’Università di Buenos Aires. In qualità di giornalista ha scritto per numerose testate, tra cui «Esquel», «Clarín», «Noticias Gráficas»; in qualità di traduttore si è cimentato con opere di Goethe, Kafka e Brecht. Nel 2003 aveva ricevuto la laurea honoris causa dall’Università nazionale del centro della Provincia di Buenos Aires per l’impegno come scrittore e giornalista sui diritti umani. Il suo obiettivo principale, come ha ricordato la stampa nel rievocarne la vicenda biografica, è stato quello di proporsi come coscienza critica, diretta a denunciare, senza riserve e a beneficio dei più deboli, ingiustizie e soprusi.

 di Gabriele Nicolò

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16 novembre 2019

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