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Passione educativa

· Le salesiane tra Otto e Novecento ·

Il sinodo dei vescovi appena concluso ha messo in luce la necessità dei giovani di non essere lasciati soli dinanzi alle grandi sfide e scelte, e questo richiede che ci siano persone dedicate a tempo pieno, intraprendenti anche in forme imprevedibili. Nelle congregazioni c’è molta esperienza in merito, spesso latente, che, raccontata, può risvegliare il coraggio di osare di più anche oggi. Può essere perciò ancora un dono per le nuove generazioni. La ricerca storica, documentata senza retorica, ci consegna il profilo di molti educatori ed educatrici significativi che offrono spaccati interessanti su coloro che hanno agito — spesso in contemporanea o quasi — sviluppando aspetti specifici di un carisma a contatto con le esigenze quotidiane di contesti differenti, intercettate con intelletto d’amore.

Una suora salesiana insegna musica a Vellore (India, 1939)

Ne troviamo un esempio nella galleria di profili di Figlie di Maria Ausiliatrice e salesiani che nel XX secolo hanno operato in Europa. Su circa 20mila religiosi e religiose operanti sul continente, ne sono stati selezionati alcuni (se ne è partato nel seminario europeo dell’Associazione cultori di storia salesiana, acssa, Bratislava, 31 ottobre — 4 novembre 2018), 22 figure rilevanti di salesiani e 12 di Figlie di Maria Ausiliatrice. Non si tratta di superiori generali né di personaggi in via di canonizzazione, ma di quanti giorno dopo giorno hanno vissuto la propria scelta vocazionale. Ci soffermeremo sulle religiose perché in genere se ne sa di meno e si pensa che siano solo “buone suore”. Diverse fra di loro, invece, hanno saputo mettere in gioco la propria vita, osando oltre la comune “osservanza” o la rassegnazione provocata da condizioni politiche avverse.

Cominciamo con Virginia Ferraro Ortí (1894-1963) che, coadiuvata dal parroco e da altre amiche, aveva lottato per l’uguaglianza nel lavoro e la promozione delle donne, fino a fondare nel 1919 il Sindacato “dell’ago”, delle sarte, a Torrent, nella Spagna, secondo le indicazioni della incipiente dottrina sociale della Chiesa. La vive come chiamata di Dio a contribuire al riconoscimento della dignità della persona e allo sviluppo della giustizia. Si ritrova poi impegnata da educatrice e superiora di comunità tra le operaie e le ragazze dei ceti popolari, riuscendo a salvare la scuola anche durante la guerra civile, grazie alla capacità di dialogo. Il suo buon umore, la bontà unita alla giustizia, lasciano una traccia profonda nell’ambiente.

Frances Pedrick (1887-1981) si è spesa per dare un volto educativo qualificato alle Figlie di Maria in Gran Bretagna. Grazie a lei, le religiose si sono abilitate a entrare nel sistema di sovvenzione dello Stato alle scuole cattoliche, in modo da arrivare ai ceti popolari, ai ragazzi e ragazze poveri che trovava nell’Oratorio e nella parrocchia. Divenuta “maestra” inglese nel 1916, si laureava in storia a Oxford nel 1924, mantenendo proficue relazioni con le autorità civili e scolastiche. La sua professionalità, la conoscenza dei metodi più moderni adattati secondo lo spirito di don Bosco, la capacità di coordinamento della scuola contribuirono al radicamento dell’opera. Nel Centro Europa si è svolta invece la missione di Alba Deambrosis (1887-1964) che impianta l’opera in Austria e Germania, adattandosi con intelligente coraggio alle circostanze. Vive le drammatiche vicende della seconda guerra mondiale che coinvolgono le comunità e tiene i contatti con le sorelle in Ungheria, Slovacchia e Polonia in condizioni politiche proibitive.

Mária Černá (1928-2011) contribuisce alla rinascita dell’Istituto in Slovacchia, trascorrendo lunghi anni di lavoro forzato nei campi di concentramento per religiose (dal 1950 al 1971) impegnandosi nella formazione clandestina delle novizie, in abito civile. Aiutata come le altre da coraggiosi salesiani, tutela le giovani da una rigida formazione moralistica, mentre era sorvegliata dalla polizia segreta. Al termine del totalitarismo, insieme alla compagna che l’aiutava, presentava alla Chiesa 24 giovani Figlie di Maria Ausiliatrice con cui riprendere apertamente la missione in terra slovacca.

Anna Juzek (1879-1957) è invece nativa della Slesia. Coinvolta nelle amare ripercussioni politiche sulla sua famiglia, è educata in raffinati collegi francesi, ma attratta dallo stile educativo salesiano. Entrata nell’istituto nel 1900 a Marsiglia, opera come religiosa insegnante in abiti civili nella Francia secolarizzata, obbligata a uscire dal Paese con lo scoppio della guerra. Dopo una sosta in Italia, a Nizza Monferrato, a Roma, fino allo sperduto paesino di Castelgrande in Basilicata e poi, nel 1920, nel New Jersey, a Mahwah, è tra le pioniere della presenza salesiana femminile in Polonia dal 1922.

Tre missionarie italiane e tre polacche dovevano impiantare e poi difendere le attività nei travagliati anni dell’anteguerra, della guerra, del dopoguerra. Suor Anna si trova a capo di comunità molto povere e di opere svolte in edifici da ristrutturare, per offrire ospitalità a bimbi orfani e a giovani lavoratrici, si trova a operare per la formazione culturale e professionale delle ragazze, ma anche per attività espressive come il teatro. Corroborata dalla sua esperienza di migrante per motivi politici, si deve a lei l’incremento delle opere educative e assistenziali.

In Italia Alfonsina Finco (1869-1934) si impegna nella creazione di strutture educative a Genova e dintorni: nei primi decenni del Novecento, l’Albergo dei fanciulli e le prime colonie montane, per il ristabilimento di minori affetti da malattie dovute a denutrizione o scarsa igiene.

Passa poi a Roma nell’Asilo Patria per l’infanzia abbandonata di Via Monza e successivamente a Monte Mario, in Via della Camilluccia. Sempre nella capitale la generosità della ricca signora Mariani in un primo momento aveva favorito l’impianto dell’opera salesiana femminile al Castro Pretorio, a fine Ottocento, e poi a Civitavecchia. Sua figlia, Margherita Mariani (1858-1939), si era fatta suora nelle Figlie di Maria.

Passa dal centro di Roma alle sue periferie, in Via Marghera, poi in Via Appia, fuori Porta San Giovanni, nel 1904, aprendo un oratorio con la catechesi anche per i ragazzi trascurati nell’aperta campagna. Molte ragazze provenivano dalla provincia in cerca di lavoro oppure, a Civitavecchia, erano in transito da e per la Sardegna, senza punti di riferimento e tutela. Suor Mariani sviluppa la collaborazione con l’Associazione internazionale della protezione della giovane, per contrastare la tratta delle bianche.

Maria Zucchi (1875-1949), da ragazza ribelle a suora amabile ed energica, passa dalla Lombardia alla Sicilia d’inizio secolo, con tassi altissimi di analfabetismo femminile, dopo aver frequentato Magistero a Roma.

Lo sviluppo dell’offerta scolastica è la missione che la porta prima nella Scuola Normale di Alì (Messina) paritaria dal 1916, e poi a capo della costruzione del grande Istituto Don Bosco di Messina. Monsignor Angelo Paino chiese alle suore di aprire scuole femminili (ginnasio, liceo classico, istituto magistrale) allo scopo di smistare la popolazione scolastica della città e, insieme, opere assistenziali gratuite (laboratorio, oratorio, azione cattolica) per le figlie del popolo. Suor Maria aveva il piglio dell’ingegnere e sapeva come organizzare gli spazi in costruzione secondo il sistema preventivo di don Bosco, discutendo con le maestranze. Nel 1930 iniziano le attività, e il monumentale Don Bosco sarà uno dei primissimi e rari licei classici aperti dalle suore in Italia. Durante la guerra visse le traversie comuni ad altri edifici simili.

Clotilde Morano (1885-1963) si impegna nell’insegnamento ancora controverso dell’educazione fisica, con corsi per religiose tenuti per un ventennio nella città di Torino, dal 1934 con l’appoggio dell’arcidiocesi, per contrastare la ginnastica fascista. Suor Clotilde seppe suscitare una qualificata rete di interessamento al problema educativo che arrivò fino al Papa Pio XI, alla Congregazione dei religiosi, che ipotizzò la nascita di un Istituto intercongregazionale a Roma. Non si realizzò per l’opposizione del governo e lo scoppio della guerra. Scrisse pure volumi didattici, tra cui Esercizi di ginnastica, editi da Paravia, 1935, accolti da ottime recensioni e utilizzati in molte scuole anche dalle missionarie all’estero fino al secondo dopoguerra.

Annetta Uri, di origine lombarda, è invece la protagonista della costruzione del grande Istituto Don Bosco di Padova, per la formazione culturale delle ragazze. Capace di relazioni di fiducia con le autorità, seppe far valere le ragioni dell’istituzione e sostenere ogni difficoltà amministrativa, senza risparmiare viaggi, trattative, insistenze. Flora Fornara (1902-1971), della piccola nobiltà abruzzese, si distingue come autrice di testi teatrali e di narrativa, attenta a trasmettere i valori dell’educazione preventiva nella formazione della giovane donna per la famiglia, la società.

Ha offerto così un apporto al modello educativo salesiano che sapeva sviluppare le doti espressive di socialità e collaborazione, fino alla capacità di parlare in pubblico. Infine Iside Malgrati (1904-1992) è la mente e il braccio della fortunata rivista «Primavera» fondata nel 1950 e diretta alle ragazze di tutta Italia, che ha seguito simpateticamente l’evoluzione del ruolo femminile. Capace di investire con coraggio, a Cinisello Balsamo sa trovare i mezzi per una formazione professionale di qualità con ottimi sbocchi professionali (Istituto di Arti Grafiche). Con la crisi del settore, con sano pragmatismo nel 1981 apre i corsi per “fornarine”, panificatori e pasticceri fino a oggi apprezzati, con l’inclusione dei ragazzi. Nel 1963 inizia intanto la scuola con una visione europea, chiamando insegnanti madrelingua, e in collegamento con le realtà produttive del territorio: le prime interpreti aziendali in lingua russa per la Breda escono da lì. Nel 1984 riceve la targa di Donna Benemerita della Città di Milano del Lioness Club Madonnina, poi la Croce di cavaliere della Repubblica della Presidenza della Repubblica italiana.

Una passione educativa attenta ai segni dei tempi è ciò che accomuna esperienze e persone molto diverse, componendo i frammenti in un mosaico vivente.

di Grazia Loparco

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19 settembre 2019

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