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Passione divorante

· Santa Battista Camilla da Varano raccontata da Caroline Pigozzi ·

«La vita di santa Battista, totalmente immersa nelle profondità divine, fu un’ascesa costante nella via della perfezione, con un eroico amore verso Dio e il prossimo». Con queste parole, risuonate in tutta piazza San Pietro, Benedetto XVI, commosso, il 17 ottobre 2010 ha canonizzato Battista Camilla da Varano. Una donna nobile di nascita e di animo, che aveva già colpito due Pontefici: Gregorio XVI, che la beatificò nel 1843, e Leone XIII, che riaprì il suo processo di canonizzazione e dal 1877 riconobbe il miracolo della guarigione di una bambina italiana affetta da rachitismo. Ma ci è voluto più di mezzo millennio perché fosse proclamata santa.

Cresciuta in un ambiente molto privilegiato, la nostra protagonista vede la luce il 9 aprile 1458 nelle Marche. È la figlia di Giulio Cesare di Varano, duca di Varano, signore di Camerino, a capo di un piccolo stato indipendente, come altri stati, molto ambito dal Papa. La futura santa è dunque di buona famiglia, secondo un’espressione comune dell’epoca. Suo padre, alleato con importanti famiglie dell’alta aristocrazia regnanti nelle diverse città italiane, ha avuto tre figli legittimi e sei fuori dal matrimonio, tra i quali lei. Una ferita segreta? Ciò non impedirà comunque a questa figlia naturale di essere educata alla corte dei Varano, nel loro grandioso palazzo, dove riceve l’ottima educazione di una vera aristocratica, studiando latino, storia dell’arte, pittura, i grandi classici della cultura umanistica, ma anche musica, danza ed equitazione.

La sua gioventù oscilla tra piaceri e misticismo. Di fatto, dall’età di 10 anni, ogni venerdì, colpita dalle predicazioni dei frati francescani — Domenico da Leonessa e Pietro da Mogliano — Camilla venera silenziosamente Cristo nel più profondo del suo cuore. Una passione divorante che avrebbe potuto guidare solo la sua vita quotidiana ma che invece le detta di diventare religiosa.

Scelta complicata con un pater familias autoritario che, fedele alla tradizione, ha già trovato per sua figlia un buon partito, fatto che avrebbe potuto lusingare la sua vanità. Eppure il duca rispetterà la sua scelta, e poiché vuole il meglio per la sua figlia preferita, quando all’età di 23 anni entra nell’ordine delle clarisse, obbedendo alle rigide regole dell’amore a Cristo nella povertà e nella fraternità, fa erigere a Camerino un monastero per lei, divenuta suora Battista.

Accompagnata da otto religiose, velo nero, abito scuro, diviene la madre badessa del suo convento e si dedica, per vent’anni, all’adorazione di Cristo e alla scrittura. Un’opera impressionante: lettere, preghiere, poesie, trattati e scritti storici di grande spiritualità e spessore intellettuale.

Se fino a quel momento la monaca si era potuta abbandonare con serenità a Dio e a lui soltanto, i due decenni successivi saranno per lei più dolorosi. Alessandro vi Borgia scomunica il duca di Varano, ufficialmente per ragioni finanziarie. Questo lo priva dei suoi onori e dei diritti signorili e permette all’ambizioso Cesare Borgia, figlio del Papa, di annettere le vaste terre del signore di Camerino allo Stato Pontificio, per ampliarlo. Cupidité oblige: la cupidigia comporta obblighi! In un clima di guerra, organizza una terribile rivolta, fa imprigionare e poi strangolare il duca di Varano e tre dei suoi figli. Suor Battista, annichilita, riesce comunque a fuggire e a proteggere la duchessa di Varano e il fratello minore, poi va in esilio a Venezia. Non ritornerà più al suo convento perché teme rappresaglie in seno alla sua comunità. Cerca allora di rifugiarsi a Fermo, ma la popolazione locale, terrorizzata all’idea di dover affrontare lo spietato Cesare Borgia, la respinge. Suor Battista trova riparo ad Atri, in Abruzzo, dove rimane fino all’elezione del nuovo Papa, Giulio ii, che le permette di ritornare nella sua città natale. Siamo nel 1503, la famiglia riacquista la sua legittimità e l’unico Varano ancora in vita, Giovanni Maria, viene rimesso a capo del suo ducato. Quanto al Pontefice, aiuterà la religiosa a fondare il monastero delle clarisse di Fermo, nelle Marche della sua infanzia.

Ma la donna di carattere, piena di saggezza, vuole portare a termine l’opera della sua vita. Si reca perciò nel vicino monastero di San Severino per seguire con austerità, bontà e altrettanta pedagogia la formazione delle suore passate all’Osservanza. Il 31 maggio 1524 a Camerino, la missione che si era prefissata fin da ragazza s’interrompe. Ha 66 anni.

La recente canonizzazione di santa Battista Camilla da Varano ha rimesso in luce l’ordine fondato nel 1212 da Chiara d’Assisi. Quelle quindicimila monache che vivono in clausura in ogni parte del mondo, in qualche modo, continuano ad accompagnare la nostra vita quotidiana, poiché un’usanza radicata suggerisce da secoli di deporre uova presso le clarisse per non far piovere nei giorni di cerimonia. Degne eredi di suora Camilla, che fanno ancora il bello e il cattivo tempo.

Caroline Pigozzi è stata giornalista politica del «Figaro Magazine» e dal 1992 è grand reporter a «Paris Match» e scrive di religioni per la radio Europe 1. Tra i suoi libri, Le Pape en privé (2000, tradotto in dieci lingue), Jean Paul II intime (2005, tradotto in otto lingue) e Rosso cardinale (2010). Con Henri Madelin, ha scritto Così è Francesco. Un gesuita in Vaticano (2014).

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