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​Passi avanti
per un islam di Francia

· Un’associazione garantirà trasparenza e credibilità delle istanze musulmane ·

Si chiama Associazione musulmana per l’islam di Francia (Amif) e verrà istituita nei prossimi giorni con l’obiettivo di raccogliere e ridistribuire fondi nella trasparenza, per «l’inserimento pacifico dell’islam nella società». Ne fanno parte imam, teologi, responsabili di associazioni cultuali e culturali, capi d’impresa musulmani. A presentarla, lunedì scorso, è stato Hakim El Karoui, personaggio molto noto in Francia, saggista, consulente in passato di ministri e primi ministri, ma soprattutto autore dei rapporti Un islam français est possible, in collaborazione con l’Institut Montaigne, e La fabrique de l’islamisme, dedicato alla genealogia, alla produzione, alla diffusione e alla ricezione dell’ideologia islamista in Francia e in Europa. L’Amif, ha dichiarato El Karoui al quotidiano «La Croix», vorrebbe svolgere il ruolo di “terzo di fiducia”, al servizio di fedeli, pellegrini, consumatori e cittadini musulmani, «per aiutarli a vivere la loro fede e cittadinanza in modo pacifico».

Mentre presidenza della Repubblica e governo sono impegnati in una delicata riforma della legge sulla separazione fra le Chiese e lo Stato — che dovrebbe avere proprio nell’inquadramento dell’islam e nella trasparenza dei finanziamenti uno dei capisaldi — la comunità musulmana prova a collaborare per colmare le mancanze. Se il Consiglio francese del culto musulmano rappresenta la vetrina istituzionale e la Fondazione dell’islam di Francia quella culturale, l’Amif dovrebbe costituire l’organismo di finanziamento ma anche l’istanza teologica. Sta infatti per essere formalizzato al suo interno un consiglio religioso composto da sei a dieci teologi, fra i quali l’imam di Ivry-sur-Seine, Mohamed Bajrafil, e l’imam di Bordeaux, Tareq Oubrou. Avrà il compito di dare credibilità, di migliorare l’immagine, di riunire predicatori, cappellani, insegnanti, che accetteranno di firmare una carta d’impegni, e di convalidare tutti i progetti tesi a contrastare le discriminazioni e le violenze commesse in nome dell’islam (formazione dei quadri religiosi, diffusione dei discorsi su internet). «Le discussioni fra noi possono essere vivaci ma, siccome non dobbiamo obbedire a nessuno, sono fruttuose», ha affermato Bajrafil, spiegando di essere «salito sulla barca Amif perché questo progetto è il migliore. Spero che arrivi in porto». El Karoui, dal canto suo, segnala «le insufficienze dei discorsi e dei responsabili musulmani di fronte alla crescita del fondamentalismo, specie quello violento». Una delle cause è proprio la mancanza di organizzazione e trasparenza finanziaria, poiché essa giustifica «l’interferenza di paesi stranieri, anche nella circolazione delle idee». Una constatazione non condivisa purtroppo da alcune grandi federazioni musulmane e in particolare dalla corrente salafita, considerata la più radicale e oscurantista.

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19 agosto 2019

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