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Passeggiando tra le statue
del Gianicolo

· La storia raccontata dai monumenti ·

Cara Giulia, dopo l’afa dei giorni passati finalmente il tempo sembra aver trovato pace ma i ragazzini ancora in città, nell’intervallo tra la scuola e le vacanze diventano insopportabilmente smaniosi. Così quasi per disperazione, ho portato un gruppetto di quattrordicenni, amici del mio figlio più piccolo, che giravano irrequieti per casa, a fare una passeggiata al Gianicolo. Non mi aspettavo la loro reazione curiosa quando si sono trovati di fronte alla statua di Garibaldi a cavallo, al punto che li ho portati a vedere anche quella di Anita al galoppo scatenando un’infinità di domande. Mi servivano risposte convincenti e palpitanti e le ho trovate in un libro che mi avevi prestato e che per fortuna non ti avevo ancora restituito, La repubblica di un solo giorno di Ugo Riccarelli (Mondadori). L’autore, che del libro ha anche fatto una pièce teatrale, utilizza la lingua e il punto di vista del popolo per raccontare quelle giornate. Che cosa fu quell’esperienza, durata pochi mesi, tra il novembre 1848 e il luglio 1849?

Cara Flaminia, fu, a mio avviso, una pagina di Storia che vide in campo grandi tensioni ideali portate avanti da giovani, talvolta giovanissimi. In Europa si erano da tempo costituiti gli stati nazionali mentre la nostra penisola rimaneva spezzettata in tanti regni. Attraverso entusiasmi e cocenti sconfitte furono in tanti a credere nella possibilità di fare dell’Italia una nazione unica e laica. Fu il sogno di intellettuali avulsi dalla realtà? Furono utopie “letterarie”? In realtà in parte è così perché i patrioti dell’età risorgimentale videro certamente nella storia letteraria il faro che li guidava. L’Italia di cui parlavano Dante, Petrarca, Alfieri, Foscolo e poi D’Azeglio, Mazzini e tanti altri non esisteva, era un’idea, un ideale. L’Italia come organizzazione statuale non c’era ma c’era una Italia che preesisteva, per natura e cultura («una d’arme, di lingua, d’altare / di memorie, di sangue e di cor»).

Flaminia: Quell’episodio della Repubblica romana nei libri di scuola è raccontato in poche righe, mezzo paragrafo al massimo, eppure è da lì che è nata la democrazia italiana, è in quella Costituzione che sono custodite le prime parole indimenticabili della storia del paese. Nonostante il sangue versato le parole sono rimaste e la Storia si è compiuta.

Giulia: I manuali, purtroppo, hanno troppa materia da affrontare, però un buon insegnante può proporre un approfondimento, una lettura come questa di Riccarelli, un film (mi viene in mente Allonsanfàn dei fratelli Taviani). Piccoli fari puntati su un preciso avvenimento che offre un panorama di ciò che fu il Risorgimento.

Francesca: I personaggi del romanzo sono poco più che analfabeti e non è una scelta casuale, quell’Italia che ancora non si era fatta nazione era acerba e il popolo romano guardava con enorme diffidenza all’idea di repubblica. Lucio e Maddalena, un artigiano e una prostituta, guardano con ammirazione agli insorti, ascoltano i discorsi dotti di Mazzini con orgoglio e meraviglia e recitano tra di loro gli articoli 7 e 8 della Costituzione della Repubblica romana: «La manifestazione del pensiero è libera… l’insegnamento è libero», come se fossero un mantra. Lucio e Maddalena incrociano per caso, un giorno, passando di fronte a un ospedale Cristina Trivulzio Belgioioso. In un fugace sguardo si riconoscono. Una principessa e una prostituta ma prima di tutto due patriote. Come Anita, al galoppo in quella posa scultorea che Mario Rutelli ha celebrato, Cristina ha avuto un ruolo importantissimo nel Risorgimento italiano. Quale?

Giulia: Cristina, milanese, di nobili origini, ricca, colta, scelse l’impegno patriottico con convinzione. Fu a Milano durante le famose 5 giornate, a Roma le era stata affidata l’organizzazione degli ospedali, compito che svolse con grande abnegazione. Non fu la sola. Per la Repubblica romana morì Colomba Antonietti, una ragazza di 21 anni di origine borghese ma sposata con un conte. È l’unica donna effigiata in un busto marmoreo sulla passeggiata del Gianicolo. Si tratta di donne, in genere, emancipate, coraggiose, come Anita, come era stata Eleonora de Fonseca Pimentel a Napoli durante la rivoluzione del 1799.

di Giulia Alberico e Flaminia Marinaro

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25 agosto 2019

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