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Pensieri profondi
parole semplici

· Nel vocabolario di Papa Francesco ·

È in uscita il volume Il vocabolario di Papa Francesco, a cura di Antonio Carriero (Torino, Elledici, 2015, pagine 300, euro 9). Nella presentazione, che anticipiamo in parte, il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin scrive che lo stile di Papa Francesco è fatto di un linguaggio semplice, accessibile a tutti, fatto di frasi brevi, poche subordinate con vocaboli ordinari e la ripetizione delle parole chiave. In controluce si percepisce la profondità del suo pensiero: quella di un uomo che riflette, prega, comunica una ricca esperienza e ha una visione complessa della realtà, ma la esprime, appunto, con un linguaggio veramente accessibile a tutti. Colpisce, per esempio, il fatto che il Papa qualche volta citi dei piccoli episodi: già questi esempi dicono la forza e la peculiarità del suo stile di comunicazione. Ma questo emerge soprattutto nel momento in cui il Santo Padre si distacca dal testo e parla a braccio. Lo si vede anche fisicamente alzare i fogli e guardare le persone con cui sta parlando. E qui viene alla mente un celebre detto del Talmud: «Ciò che esce dal cuore, entra nel cuore».

Mi sembra che proprio questo sia il caso di Papa Francesco: noi sentiamo che dal cuore di questo Pastore scaturisce qualcosa di molto profondo a proposito di Dio, della vita, della Chiesa, dell’uomo. E scaturisce in maniera molto diretta, coinvolgendo con immediatezza le persone. Le coordinate portanti dello stile del Papa si fondano proprio sul primato della parola nel suo statuto comunicativo-relazionale, che desidera esprimere l’oralità: è il primato della colloquialità, dell’accessibilità, della chiarezza e anche della bellezza. Sul piano letterario, il Papa ama Dostoevskij e Tolstoj, i quali definivano la semplicità e la bellezza «funzioni della verità»: la verità di quanto si vuole comunicare si manifesta, in modo quasi intuitivo, anche attraverso la scelta di parole che subito aprono e illuminano.

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23 aprile 2019

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