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Parole per la speranza

· Papa Francesco a Cagliari ·

Fin dal momento dell’elezione di Papa Francesco furono molti in Sardegna a segnalare il legame di Bonaria con Buenos Aires e a insistere perché il nuovo Pontefice accettasse l’invito a venire pellegrino sul colle di Bonaria. È stato il Papa stesso a spiegare, nell’Udienza del 15 maggio scorso, il legame storico e spirituale tra il santuario di Bonaria e la sua città, che proprio da Bonaria ha preso il nome.

Fu san Pio X a proclamare la Madonna di Bonaria patrona massima della Sardegna. Il santuario ha dunque un’importanza regionale e il pellegrinaggio del Santo Padre diventa così una visita pastorale che abbraccia tutta l’isola. È questa prospettiva unitaria che si è tenuta sempre presente. Poiché i problemi pastorali e sociali riguardano tutta l’isola, le risposte devono essere unitarie e vanno cercate insieme. Non è scontato e non è facile, perché la ricchezza delle tradizioni locali, delle culture che caratterizzano i diversi territori, delle stesse espressioni diversificate della “limba” sarda (con alcune vere e proprie minoranze linguistiche) tutto questo rischia di far perdere di vista la necessità di affrontare insieme i problemi comuni e di rispondervi con la forza che viene dall’essere uniti. A cominciare dai problemi sociali ed economici, primo fra tutti quello del lavoro per i giovani, certo, ma anche per tutti i padri di famiglia che vivono in una precarietà ormai insopportabile. La giornata di Papa Francesco in Sardegna inizia non a caso con i rappresentanti del mondo del lavoro, o, come spesso diciamo con amara ironia, del “non lavoro”: dall’area mineraria e industriale del Sulcis Iglesiente a quella di Porto Torres a quella di Ottana e varie altre. Ma non esiste solo il comparto minerario e industriale. Papa Francesco trova davanti a sé i problemi del mondo agropastorale; di un turismo che ha bisogno di uno sviluppo ben più ampio; della salvaguardia ambientale e del dramma degli incendi dolosi; dei trasporti e della continuità territoriale verso la Penisola. Tutti hanno bisogno di speranza e di capire quali sono le parole chiave per coltivarla. Non si risolve tutto con aiuti economici, pur urgenti: servono i progetti e specialmente una cultura nuova del bene comune, con un’integrazione della Sardegna con l’Italia e il Mediterraneo. La visita di Papa Francesco diventa preziosa per le parole forti che lui sa dire e anche per questa grande assemblea del mondo del lavoro, riunito questa volta per guardare avanti insieme, per sperare, per prendere più coscienza di quali siano i punti di forza che permettono di uscire dal pantano.

Altri due momenti significativi della giornata di Papa Francesco sono la visita al Pontificio Seminario Regionale e alla Pontificia Facoltà Teologica, due istituzioni regionali della massima importanza per la vita di tute le Chiese che sono in Sardegna. I problemi pastorali sono comuni e quindi anche la risposta dev’essere comune. Dalla fine degli anni Ottanta e lungo tutti gli anni Novanta si era prolungata l’esperienza preziosa del concilio plenario sardo, che ha contribuito a far prendere coscienza dei problemi comuni e della opportunità di risposte unitarie. Tutti però sappiamo che il cambiamento di mentalità richiede tempi lunghi, portando con pazienza e costanza nella pastorale quotidiana le prospettive conciliari. Il seminario regionale e la Facoltà teologica sono luoghi privilegiati per far maturare una mentalità ecclesiale e pastorale di comunione e di lavoro nello spirito della pastorale integrata, per continuare a costruire la risposta comune delle Chiese che sono in Sardegna ai problemi dei giovani, delle famiglie, dell’evangelizzazione che passa ancora principalmente attraverso il cammino dell’iniziazione cristiana e della pietà popolare e tocca anche tutti i problemi sociali già ricordati.

La giornata di Papa Francesco in Sardegna ha il suo cuore nella celebrazione al santuario di Bonaria e nell’incontro in cattedrale con i carcerati e con una rappresentanza di coloro che sono seguiti in vario modo dalla Caritas. Accompagnare queste persone nei due luoghi più cari ai cagliaritani e a tutti i sardi significa accogliere e prendere sul serio il messaggio insistente di Papa Francesco: una Chiesa povera, per i poveri e dei poveri, che parta da loro per evangelizzare tutta la società e così aiutare la società a meglio comprendere che il servizio ai poveri è la condizione per uscire dalla crisi e per non cadere in crisi peggiori.

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17 novembre 2019

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