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Parole per la pace

· ​Solidarietà alla Francia da differenti confessioni ·

Roma, 12. «Un attacco alla vita umana, alla dignità umana, ai diritti umani»: così il Consiglio ecumenico delle Chiese, attraverso il vice segretario generale Yorgo Lemopoulos, ha espresso la sua ferma condanna dell’attentato a «Charlie Hebdo», e dei successivi crimini commessi da estremisti islamici in Francia, chiedendo a tutti una preghiera per le vittime. Dalle parole di Lemopoulos emerge al tempo stesso la ferma volontà di proseguire il cammino ecumenico, che soprattutto in questi ultimi anni ha fortemente caratterizzato l’impegno del World Council of Churches (Wcc), per contrastare ogni forma di violenza, tanto più quando essa cerca una giustificazione nella religione. Per questo tale lotta si deve manifestare anche attraverso la condanna di tutto ciò che può «alimentare un sentimento anti-islamico» nel mondo.

L’intervento del Consiglio ecumenico delle Chiese è in profonda sintonia con quanto espresso dall’arcivescovo di Canterbury, Justin Welby, primate della Comunione anglicana, dal pastore Ivan Abrahams, segretario generale del Consiglio metodista mondiale, e dal reverendo Martin Junge, segretario generale della Federazione mondiale luterana, solo per citare alcuni fra i rappresentanti del mondo protestante che hanno voluto far sentire la loro voce in questo difficile momento storico: da parte loro ferma condanna dell’attentato, rifiuto di trovare una dimensione religiosa alla violenza, rinnovato impegno ecumenico e interreligioso a costruire la pace fondata sulla giustizia. Nella lettera di Junge ai luterani in Francia, si esprime con forza l’idea che i cristiani devono resistere a questi attacchi, «che si propongono di creare fratture, terrore e divisioni», chiedendo alle rispettive comunità di intensificare la coesione, la condivisione e la solidarietà rilanciando la costruzione di un dialogo nella quotidianità dell’esperienza di fede.

Anche la Conferenza delle Chiese europee (Kek) ha voluto esprimere non solo la condanna degli attentati e la vicinanza ai familiari delle vittime, ma anche la speranza che da questi terribili episodi possa nascere un cammino di pace e di giustizia, dove non trovi spazio un sentimento di vendetta: per questo — come ha detto il reverendo Guy Liagre, segretario generale della Kek — va respinto qualunque tipo di spiegazione religiosa della violenza e si deve sollecitare l’Europa a trovare una strada per rispondere a questi attacchi senza far ricorso alle armi.

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18 marzo 2019

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