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Parole come ossigeno

· Francesco incontra un gruppo di rifugiati a conclusione della visita a Torino ·

È terminata come era iniziata la visita pastorale di Papa Francesco a Torino: con un bagno di folla. Migliaia di persone, lungo le strade che conducono dall’arcivescovado all’aeroporto di Torino-Caselle, hanno atteso il Pontefice per salutarlo lunedì pomeriggio, 22 giugno. Lo hanno sentito come uno di loro, un piemontese salito al Soglio di Pietro.

Prima che il Papa ripartisse non sono mancati gli incontri: oltre a quello con alcuni parenti, ci sono stati quelli con i membri del comitato dell’ostensione e gli organizzatori della visita, e con alcuni gesuiti: tra gli altri, i padri Giancarlo Gola, superiore della locale comunità e Vitangelo Denora, delegato del superiore provinciale per i collegi d’Italia. Particolarmente significativo quello con un gruppo di venti rifugiati provenienti dal Sudan, dal Camerun, dalla Nigeria, dalla Costa d’Avorio, dalla Guinea, dalla Repubblica del Congo, dall’Egitto. Hanno voluto affidare al Papa un messaggio a nome di tutti i migranti del mondo. Gli hanno detto che le sue parole sono ossigeno per chi si trova nella loro situazione e al di là della fede di ognuno, che nel Pontefice ritrovano la parola di Dio, la quale è al tempo stesso, fraterna, caritatevole e inspiegabilmente umana.

dal nostro inviato Nicola Gori

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21 novembre 2019

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