Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Parlare non è mai
un segno di debolezza

· ​La eccezionale mole di corrispondenza tra La Pira e Montini ·

«C’è solo un capitano». Non è certo per questioni calcistiche che Giorgio La Pira, mezzo secolo fa, inventa questa espressione, peraltro tipica del suo vivace stile di comunicare. «Il capitano» in questione è il Papa, «e cioè Pietro, il capitano della barca che è la Chiesa» precisa La Pira. E per conoscere «la rotta di navigazione» è affascinante e provocatorio leggere quel vero e proprio «diario di bordo» che La Pira tiene aggiornato quasi ogni giorno scrivendo un numero impressionante di lettere e telegrammi. Se davvero «la vita di un uomo si trova nelle sue lettere», come affermava il cardinale John Henry Newman, ciò vale in particolare proprio per La Pira che inonda di testi autografi il mondo intero, superando muri e cortine di ferro, quando era quasi impossibile farlo. E scrivendo sempre a mano i nomi dei destinatari, fossero carcerati e studenti, politici e suore di clausura, religiosi, vescovi, cardinali e Papi. Sì, soprattutto Papi. E se il carteggio con Pio XII e Giovanni XXIII è imponente, la corrispondenza con il suo amico Paolo vi ha «una mole inusitata» (parole sue): 1100 testi.

La Pira padrino a un battesimo celebrato da monsignor Montini (1952)

L’epistolario con Paolo VI ha davvero il valore di un diario personale, di un colloquio intimo fra chi scrive e la propria coscienza, ma anche esprime il grande bisogno di La Pira di sentirsi sempre in comunione con il Papa, mettendo nel suo «cuore di padre pensieri e preoccupazioni». Per di più, il suo rivolgersi a Paolo vi è senza infingimenti cortigiani o ricerca di compiacere l’importante interlocutore.

Montini e La Pira si erano conosciuti nel 1922, alimentando poi un’amicizia forte. Cresciuta nel tempo in cui La Pira era ospite in Vaticano per sfuggire alla polizia fascista e ogni mattina assisteva alla messa celebrata da Montini, con cui poi si intratteneva a colazione. Un’amicizia solida, come conferma la lettera di Paolo VI che La Pira riceve in fin di vita: un testo scritto a mano, molto personale, in cui il Papa dà del «tu» al vecchio amico. Pur avendo personalità e caratteri assai diversi, Montini e La Pira sono legati da un comune sentire spirituale.

Alle lettere dirette a Paolo VI, va aggiunta la fitta corrispondenza con i suoi più stretti collaboratori, a cominciare da Angelo Dell’Acqua e Agostino Casaroli. Il testo inedito che pubblichiamo conferma l’intenso rapporto tra l’accorto ecclesiastico, espressione della migliore scuola diplomatica della Santa Sede, e il sindaco carismatico. La Pira lo tiene informato sui suoi contatti con l’Est europeo, scovando canali di dialogo anche nel processo che portò la Santa Sede a partecipare alla Conferenza di Helsinki del 1975 e alle aperture che si intravedevano in Polonia.

Talvolta monsignor Casaroli, inviando qualcuno a prendere La Pira all’ingresso del palazzo apostolico, intendeva manifestare pubblicamente in Vaticano il rispetto per la sua persona. Si può dire che nel loro scambio costante di informazioni e visioni sia passato un apporto di rilievo di La Pira alla politica internazionale di Paolo VI. Non divenne mai missus dominicus del Papa sui dossier internazionali ma il suo peso e la sua influenza furono rilevanti. La Pira, del resto, aveva contatti personali, unici, stretti in aree di cruciale interesse per la Chiesa. E ci aggiungeva le sue ampie visioni.

A Montini La Pira non manca di suggerire una raffica di idee che allora parevano quantomeno azzardate. Tra queste, un incontro con il patriarca di Mosca, magari a Gerusalemme, insieme con il patriarca di Costantinopoli. E, per l’Anno santo del 1975, un vertice dei capi di Stato intorno a Pietro perché, insiste, «la pace è a un metro» e «bisogna pure avere il coraggio di fare il salto».

Una lettera inedita a Casaroli

Caro monsignore, Isaia ha ragione

Pubblichiamo il testo di una lettera autografa, inedita, di Giorgio La Pira inviata il 16 aprile 1974 all’arcivescovo Agostino Casaroli, segretario del Consiglio per gli affari pubblici della Chiesa. «Le scrivo per questo: ho scritto oggi al S. Padre chiedendo udienza per la Presidenza della Federazione Città Unite». A Casaroli si rivolge per informarlo e per chiedere sostegno alla sua iniziativa. L’obiettivo di La Pira è chiaro: contribuire alla «primavera della storia», inevitabile «nonostante qualche nevicata», «all’espansione della Chiesa e alla fioritura dell’unità e della pace».

Caro Mons. Casaroli, anzitutto, grazie! Quanto bene — quanta pace e quanta grazia e quanta speranza — la sua azione discreta e profonda sparge su tutti i continenti per la “espansione” della Chiesa e la fioritura della unità e della pace! Quam speciosi pedes evangelizantiun pacem! Non è un sogno il nostro: questa “primavera della storia” — nonostante qualche nevicata! — va fiorendo davanti a noi! Levate oculos vestros et videte!

Isaia ha ragione, malgrado tutto: e Mons. Casaroli è testimone ed il protagonista (a nome di Paolo VI!) più qualificato di questa faticosa, ma irreversibile fioritura! Grazie! noi, alla Badia, abbiamo seguito pregando il Suo viaggio e le Sue speranze! Le scrivo per questo: ho scritto oggi al S. Padre chiedendo udienza per la Presidenza della Federazione Città Unite: essa è formata così (allegato): è stata rinnovata a Dakar nel Congresso del 25 dicembre: un congresso nel quale erano presenti Senghor e Bourghiba: Io sono stato rieletto Presidente (“in esercizio” per questo anno). Pensiamo che questa udienza avrebbe efficacia viva e risonanza particolare se avvenisse il 28 (o il 27) in coincidenza con la giornata annuale mondiale delle città unite: giornata destinata alla pace! Ci troveremo così nello stesso spazio, in certo senso, di quella giornata della Pace che Paolo VI ogni anno — (il 1° gennaio) fa celebrare per la pace dei Popoli (“la pace dipende anche da te”). Noi ci associeremo (come già facciamo) a questo messaggio a questa speranza ed a Questa azione della Chiesa e diffondendo a tutte “le città unite” questo messaggio. La cosa mi pare bella, opportuna, tempestiva: chissà! Forse questo strumento delle città unite (che sono riconosciute dall’Onu) potrà essere ricco di efficacia per l’azione ulteriore che svolge, (costruendo “i ponti dei gemellaggi cooperativi”) per l’edificazione della pace nel mondo! Grazie, caro Mons. Casaroli, anche per questo ulteriore contributo che Lei vorrà dare alla speranza — spes contra spem — della pace del mondo!

La Madonna Le dia tanta grazia e tanta pace e gioia! Preghi per me, per noi.

Nel Signore

La Pira

Martedì di Pasqua 1974 (16/4)

di Giampaolo Mattei

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

16 settembre 2019

NOTIZIE CORRELATE