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Parlare a Dio e agli uomini

· A colloquio con il gesuita Frédéric Fornos ·

C’è un linguaggio sempre attuale e universale che trasmette idee e valori condivisi: è la preghiera, con la quale si può essere solidali con quanti vivono situazioni di disagio, sofferenza e difficoltà, al di là di ogni razza, lingua e religione. Con la preghiera si può parlare a Dio e agli uomini. Ed è per questo che ogni anno Francesco affida le intenzioni che gli stanno più a cuore ai membri della Rete mondiale di preghiera per il Papa. Ne parla, in questa intervista all’Osservatore Romano, il gesuita Frédéric Fornos, direttore internazionale dalla Rete e del Movimento eucaristico giovanile.

Ci sono delle novità nelle intenzioni di preghiera per il prossimo anno?

Carmelo Blandino «La via della preghiera»

Le intenzioni riflettono le preoccupazioni di Papa Francesco che abbiamo avuto modo di ascoltare in diverse occasioni. Sono situazioni del mondo e della missione della Chiesa che nel suo discernimento egli vede come urgenti. Per questo chiede l’aiuto del Signore e chiede a tutta la Chiesa di pregare con lui. Tra i temi delle intenzioni di quest’anno c’è la tratta delle persone, che il Pontefice ha denunciato tante volte, ma ci sono anche le situazioni di conflitto e di guerre nel mondo. Il mese di novembre sarà un mese di preghiera per il dialogo e la riconciliazione nel Vicino oriente, preceduto, in aprile, da un mese di preghiera per i medici e i loro collaboratori che si trovano in zone di guerra, persone che molte volte dimentichiamo. Si pregherà inoltre per l’avvenire dei più giovani, soprattutto di quelli che stanno soffrendo, in molti paesi, situazioni di conflitto o mancanza dei servizi fondamentali, come educazione e sanità. Il Papa ci chiede anche di pensare a quelli che amministrano la giustizia, affinché operino con integrità, in modo che l’ingiustizia non abbia l’ultima parola. In questo senso il Pontefice invita a pregare anche per la Chiesa in Africa, auspicando che sia fermento di unità e segno di speranza per questo continente. In molti paesi del continente ci sono situazioni difficili: pensiamo alla Repubblica Centrafricana, al Sud Sudan o alla Repubblica Democratica del Congo, paesi vicini al cuore di Francesco.

Oltre alle questioni di attualità, ci sono altri temi che il Papa vi affida?

Come ogni anno, anche nel 2019 ci sono intenzioni di preghiera legate a eventi ecclesiali programmati: tra questi, la giornata mondiale della gioventù in programma a gennaio a Panamá. Ottobre, poi, sarà dedicato alla preghiera e alla riflessione sulla missione ad gentes raccomandata da Papa Francesco, il quale ci invita a pregare perché lo Spirito santo susciti una nuova primavera missionaria nella Chiesa. In quel mese avremo anche il sinodo dei vescovi per l’Amazzonia. Nel mese di settembre, che inizierà con la giornata mondiale di preghiera per la cura del creato, si pone particolare attenzione alla protezione degli oceani. Ci sono anche intenzioni su alcuni aspetti della vita della Chiesa: lo stile di vita dei sacerdoti, la solidarietà attiva verso i più poveri, le famiglie come laboratorio di umanizzazione. Come avviene quasi ogni anno, poi, il Pontefice ci invita a portare nella nostra preghiera le comunità cristiane perseguitate o che vivono in contesti culturali e religiosi dove i loro diritti non sono riconosciuti. Pregare con il Papa per queste intenzioni è come pregare accanto al cuore della Chiesa, è avvicinarci alle intenzioni del cuore di Gesù per mezzo del vescovo di Roma, il quale presiede alla comunione di tutte le Chiese.

Quali sono le priorità che Francesco vi ha affidato?

Nel luglio 2016, quando il Pontefice ha scritto a tutti i vescovi per informarli della mia nomina come direttore internazionale della Rete mondiale di preghiera e condividere con loro la ri-fondazione di questo servizio pontificio e dei progetti «Il video del Papa» e «Click to pray», ha chiesto di lavorare a nuovi statuti. La Rete continua a essere affidata alla Compagnia di Gesù, ma essendo un servizio della Chiesa universale, la nomina dei direttori nazionali sarà presentata alle rispettive conferenze episcopali per l’approvazione. Questo punto comporta una modifica degli statuti attuali dell’Apostolato della preghiera che risalgono al 1968. Nel giugno 2017, insieme con padre Arturo Sosa, preposito generale dei gesuiti, abbiamo incontrato il Papa per presentargli una prima proposta dei nuovi statuti. Stiamo tuttora lavorando con la Segreteria di Stato per la loro stesura definitiva.

Sarete presenti all'incontro mondiale delle famiglie che si svolgerà dal 21 al 26 agosto a Dublino?

Il nostro ufficio nazionale in Irlanda sarà sicuramente presente. Ma tutta la Rete mondiale sarà presente idealmente con la preghiera. Essa, com’è noto, si occupa del ministero invisibile di Papa Francesco: la preghiera appunto. Il Pontefice ci chiede molte volte di pregare per lui, per gli altri, per il mondo. Nell’agosto 2018 ci chiede infatti di pregare «perché le grandi scelte economiche e politiche proteggano le famiglie come un tesoro dell’umanità». Per molte persone pregare non sembra essere un vero coinvolgimento, una vera azione, ma in realtà la fecondità della preghiera è grande. Siccome si tratta di una dimensione invisibile della nostra vita, spesso ce ne dimentichiamo, anche perché non sempre se ne vedono immediatamente i risultati. Eppure essa dà i suoi frutti. La preghiera ci mette in comunicazione personale con il Signore che guida la Chiesa.

Quale riscontro avete riguardo alla diffusione del video mensile?

«Il video del Papa» è sempre più conosciuto nella Chiesa e al suo esterno. Si pensi che solo sulle nostre reti e sui social network del Vaticano, ha più di 49 milioni di visualizzazioni. Dal 2016 Facebook reach ha registrato 8200 articoli in dodici lingue su giornali, televisioni e radio. E a ciò va aggiunto il lavoro di tutti i media nel mondo che lo fanno conoscere. È veramente un linguaggio attuale con il quale Papa Francesco può parlare a tutti. Egli chiede di coinvolgerci insieme attraverso la preghiera per affrontare le grandi sfide comuni all’umanità. I video del Papa possono essere visti in una scuola dell’Africa del sud, dove ci sono indù, musulmani, protestanti e cattolici, o nelle università in Libano, o su Whatsapp da giovani vietnamiti o keniani, o ancora sul cellulare di laici e preti in Brasile o nel santuario di Nostra Signora di Guadalupe in Messico. Vengono poi diffusi dalle conferenze episcopali, come in Paraguay, o in occasione di eventi particolari, come avvenuto nella messa di benvenuto al Papa a Santiago del Cile. Tutto questo ci fa capire che di fronte alla globalizzazione dell’indifferenza, si può dar vita a una cultura dell’incontro anche attraverso una rete di preghiera per il mondo. È un progetto di evangelizzazione. In un mondo frammentato e tante volte diviso, possiamo insieme con gli altri, rispettando le nostra diversità, le nostre religioni o credenze, cercare di affrontare le sfide più urgenti, per una maggiore fraternità e giustizia, e per la nostra casa comune.

Quale spazio avrà all'interno del Movimento eucaristico giovanile il tema del prossimo sinodo sui giovani?

Il sinodo dell’ottobre 2018 sui giovani sarà molto importante per il nostro movimento. Siamo presenti in 56 paesi nel mondo, con un milione e seicentomila giovani. C’è una certa diversità pedagogica, ma il fondamento è lo stesso: l’amicizia con Gesù attraverso il Vangelo, l’Eucaristia e la missione. La formazione al discernimento, un discernimento orante, fa parte del Movimento eucaristico giovanile. Si deve imparare a fare scelte secondo lo Spirito, aiutando i giovani a riconoscere la voce del Signore nella vita, in mezzo a tante voci, per seguire Gesù nella missione della Chiesa, al servizio delle grandi sfide dell’umanità. Questo fa parte della nostra missione. Aiutare un giovane a scoprire la sua vocazione cristiana è un itinerario comincia da piccoli. Il sinodo dei vescovi sarà importante per tutti noi e ci aiuterà ad andare più in profondità nella nostra missione.

di Nicola Gori

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23 ottobre 2019

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