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Parla ancora

· Il 7 ottobre 1918 moriva Giuseppe Toniolo ·

Per ricordare il centenario della morte di Giuseppe Toniolo, proclamato beato nel 2012, insieme all’articolo di Paolo Pecorari pubblichiamo il ricordo che il ventunenne Giovanni Battista Montini scrisse, siglandolo B.M., su «La Fionda» del 1° novembre 1918 insieme all’inizio della minuta di una lettera che lo stesso Montini, ordinato prete nel 1920, scrisse a Pio XI per illustrare l’esperienza del piccolo giornale studentesco bresciano.

Defunctus adhuc loquitur. È morto, e parla ancora. Parla ancora nella memoria di noi giovani che lo vedemmo, lo ascoltammo, e lo ammirammo come si ammira un ideale, come si ascolta un padre, come si guarda un santo. Poiché del santo aveva il cuore, la pietà, l’amabile e inalterabile dolcezza che comunicava in fraterna conversazione la scintilla di quella carità che gli ardeva nel cuore.

Il Prof. Toniolo aveva il dono della parola: quando parlava delle aride materie sociali, fitte di statistiche e di date sapeva, come da un masso informe rilevare, sotto l’influsso dell’altissimo ingegno, le più squisite eleganze oratorie e sollevare colle più affascinanti e geniali forme di pensiero in una regione nuova dove si aveva la sensazione di contemplare, come da una cima, i panorami della storia, della civiltà, della coltura.

Professore d’Economia Politica all’Università di Padova, quindi di Pisa, lo si vedeva ogni mattina in chiesa, come un uomo del volgo; e da fervente cattolico ascese per cinquant’anni la cattedra universitaria, rispettato e amato.

Toniolo  in piazza San Pietro (1915)

L’insegnamento concepì come una missione, come la più nobile missione sociale; alla restaurazione della società su basi cristiane, dedicò la sua attività che, non isterilita dallo studio, né contaminata da vanagloria, fu la conclusione pratica di tutto il suo pensiero, e preparò alle file cattoliche il programma d’azione sociale contenuto nelle memorabili Encicliche di Leone XIII; dedicò fatiche e amore senza limiti all’Italia la quale ben può contarlo fra i suoi più grandi e migliori cittadini.

Le sue opere poderose, la sua fama lo fanno ancora vivo fra noi, ma soprattutto la sua fede ce lo mostra fra la gloria dell’al di là come fulgido campione vincitore, ed esempio di bontà. Vivo fra noi, fra noi giovani studenti, in modo particolare, poiché fu ai giovani che Egli riservò i tesori della sua mente e del suo cuore, fra i giovani visse, e dei giovani sentì gli entusiasmi e il vigore.

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20 novembre 2019

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