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Parigi domenicana

· Ottocento anni fa l'arrivo dei primi frati ·

Parigi è proprio come la tour Eiffel che si illumina di diversi colori quando vuole mettere in primo piano un evento. Bisognerebbe farla brillare di bianco e di nero in questi mesi in cui i domenicani francesi celebrano gli 800 anni dall’arrivo dei frati predicatori nella ville Lumière, l’antica Lutezia. 

Dopo poco più di un anno in cui l’Ordine dei frati predicatori aveva celebrato gli otto secoli dalla fondazione (1216-2016), Parigi festeggia l’arrivo dei primi frati nel 1218. Le celebrazioni hanno dato luogo a una serie di eventi tanto interessanti quanto marginali nelle numerosissime proposte culturali della capitale francese.
La prima e forse la più conosciuta è la mostra estremamente apprezzata da parte di un pubblico vario e non solo cattolico, che si è tenuta nei meravigliosi locali del Palazzo del municipio del v arrondissement, praticamente accanto al Panthéon sulla collina di Sainte Genéviève. Alla presenza di autorità ecclesiastiche tanto della diocesi quanto della provincia domenicana di Parigi, Florence Berthout, sindaco della circoscrizione, così si esprimeva il giorno dell’inaugurazione all’inizio di marzo: «Dicevamo che la montagna di Sainte Genéviève si confonde con la storia dei domenicani e in effetti sono proprio loro che trasmettono al quartiere latino un nuovo spirito. Con lo slancio dell’università di Parigi, fatto unico al mondo, i domenicani allargheranno le frontiere del sapere e dell’intelligenza. Maestro Alberto, o non dovrei dire piuttosto “Maubert”, o Tommaso d’Aquino incarneranno questa insaziabile ricerca della verità, questa ricerca di conciliazione tra fede e ragione che dimora al cuore della vocazione dell’ordine».
Dice bene la voce della Repubblica laica francese, perché i domenicani hanno lasciato una traccia indelebile nella storia dell’umanità proprio qui a Parigi, non fosse altro che con Tommaso d’Aquino e il suo maestro Alberto Magno. Qui ha anche insegnato e predicato uno dei più grandi mistici della cristianità, Meister Eckhart, per non citare altri autori del medioevo.
Alla mostra, che ha messo in valore i tesori dei domenicani francesi, è seguito per alcuni mesi successivi un triduo di celebrazioni pubbliche che ha avuto luogo dal 26 al 28 maggio e che ha visto come momento liturgico principale la celebrazione eucaristica presieduta dall’arcivescovo Jean-Louis Bruguès, archivista e bibliotecario di Santa Romana Chiesa, preceduta alla vigilia da interessanti conferenze tenute soprattutto da alcuni domenicani.
Va sottolineata in modo particolare la ricostruzione della storia dell’architettura del convento di Saint-Jacques, importante se non addirittura importantissimo nella storia mondiale, perché alla rivoluzione francese i cosiddetti giacobini si riunivano proprio in quel convento dal quale furono cacciati i residenti religiosi. Chi non ha sentito parlare nella propria vita dei giacobini? Ebbene proprio loro si riunivano a Saint-Jacques e questo convento ha mantenuto la sua celebrità lungo tutto il corso della storia, fino al momento della distruzione dell’edificio stesso.
Ma rivoluzionario fu anche il seguito della storia domenicana francese, soprattutto dopo le leggi anti-religiose della fine del xix e dell’inizio del XX secolo a causa delle quali i domenicani dovettero rifugiarsi in Belgio, in una località chiamata le Saulchoir (“il saliceto”). Il Saulchoir fu una scuola di rinnovamento teologico e storico che vide figure di punta della riforma della Chiesa al concilio Vaticano ii, ne citiamo due per tutti: Marie-Dominique Chenu e Yves Congar. Ancora oggi il convento moderno di Saint-Jacques accoglie la prestigiosa biblioteca detta del Saulchoir.
E che dire del convento dell’Annonciation, nella riva destra della capitale, dove tra il 1957 e il 1970 fu celebrata la messa televisiva ogni domenica? Questo evento è celebrato da una ritrasmissione della messa domenicale dalla chiesa conventuale il 17 giugno, nell’abside della quale campeggia un Gesù di James Tissot che abbraccia teneramente e con forza tutti coloro che osano oltrepassare i portoni. Padre Raymond Pichard fu all’origine della prima messa televisiva al mondo e proprio quest’anno si ricordano i settant’anni dalla creazione della trasmissione chiamata Jour du Seigneur che ha avuto il merito di diffondere la liturgia domenicale per tutti coloro che erano e sono impossibilitati a partecipare all’eucaristia.

Sono certo celebrazioni di una famiglia la cui storia è davvero cattolica, cioè universale come è la Chiesa.

di Alberto Fabio Ambrosio

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22 settembre 2018

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