Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Pari rispetto

· Le minoranze religiose in Sri Lanka chiedono di non essere ignorate ·

Colombo, 21. Il buddismo, praticato dal 70 per cento della popolazione, rimarrà la religione predominante nella nuova Costituzione: lo ha assicurato il primo ministro dello Sri Lanka, Ranil Shriyan Wickremesinghe, intervenuto nei giorni scorsi per sedare le proteste di una settantina di monaci radicali buddisti che avevano minacciato gravi conseguenze nel caso in cui la nuova carta fondamentale (che dovrà sostituire quella del 1978) non dovesse contenere speciali garanzie per la loro religione. 

Su questo argomento, che rischia di spaccare ancora di più il paese già lacerato da trent’anni di guerra civile, sono intervenuti anche esponenti delle minoranze musulmana (quasi il 10 per cento della popolazione) e cristiana (fra il 7 e l’8 per cento) affermando il diritto inalienabile di professare la propria fede e chiedendo alle istituzioni di non essere ignorate.

Secondo il pastore anglicano Samuel Ponniah, vicario della St. John the Baptist’s Church a Chundikulii, nella penisola di Jaffna, «tutti hanno il diritto di esprimere la propria opinione. I monaci — spiega il pastore ad AsiaNews — lo hanno fatto in un contesto democratico. Il governo eletto nel 2015 ha promesso di cambiare la Costituzione. Cosa avverrebbe ora se non rispettasse la promessa? Le persone in passato sono già state prese in giro abbastanza. L’ideale — suggerisce — sarebbe dividere Stato e religione».

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

21 aprile 2019

NOTIZIE CORRELATE