Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Parallele che si incontrano all’infinito

· Le nuove sfide del dialogo tra morale e scienza ·

La cultura moderna ha smitizzato la grandezza della creatura umana, ma ne è rimasta pur sempre affascinata, a partire da Cartesio che, nel Cogito ergo sum, ha posto nel pensiero l’identità trascendente della persona. Intanto, però, la scienza puntava sulla corporeità materiale e caduca di quell’essere dalla spiritualità gloriosa. Nella cultura contemporanea l’atteggiamento è ulteriormente mutato e lo stesso uomo non si è più accontentato di essere un passivo osservatore della sua identità strutturale, ma si è eretto a ricreatore di se stesso modificando la sua natura, sia nelle profondità dell’organismo umano attraverso l’ingegneria genetica, sia negli strati esterni trasformando attraverso la chirurgia estetica il proprio apparire.

Vasilij Vasil’evič Kandinskij, «Composizione 8» (1923)

Questo nuovo orizzonte è stato percorso con entusiasmo dalla scienza nei primi anni del XX secolo, con le rischiose e fin pericolose avventure dell’eugenetica originaria che assumeva anche finalità ed esiti sociali. Essa ha, poi, lasciato spazio all’attuale genetica dallo statuto metodologico più rigoroso e dalle risultanze certamente rilevanti nei confronti della terapia e della prevenzione delle malattie.

Un approccio che non è, comunque, esente da interrogazioni di taglio etico che costituiranno certamente le sfide che dovrà affrontare il confronto tra fede e scienza.

L’autentico scienziato non è colui che sa offrire tutte le risposte ma colui che sa porre le vere domande, cosciente che il suo compito di verificare e perlustrare la scena della realtà, ossia il fenomeno, non esaurisce tutte le dimensioni dell’essere, a partire dal suo fondamento che è metafisico. Proprio per questo dev’essere vivo in lui — come nel teologo e nel filosofo o nell’artista per il loro campo specifico — lo sforzo di «custodire castamente la sua frontiera». Si dev’essere consapevoli che la conoscenza umana non è monodica ma polifonica e polimorfa, perché comprende non solo la via scientifica e tecnologica ma anche la via estetica o quella morale, filosofica, spirituale e religiosa.

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

22 gennaio 2020

NOTIZIE CORRELATE