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Paraguay
alla ricerca di stabilità

· Destituito il ministro dell’interno ·

Il presidente del Paraguay, il conservatore Horacio Cartes, ha destituito il ministro dell’interno e il capo della polizia dopo gli scontri con i manifestanti in cui è morto un venticinquenne dirigente giovanile del partito liberale d’opposizione. Cartes ha contestualmente denunciato «gli atti vandalici» degli oppositori che hanno assaltato e appiccato un incendio in Parlamento. Il capo di stato ha ribadito che «la democrazia non sarà sconfitta dalla violenza» e ha sottolineato che il suo rispetto «è assicurato» dai risultati delle urne. Una risposta indiretta, quest’ultima, al segretario generale dell’Organizzazione degli stati americani, Luis Almagro, che aveva invitato «alla pace e al rispetto della democrazia» nello stato sudamericano.

L’entrata del parlamento ad Asunción devastata dalle proteste (Ansa)

A scatenare la rivolta dell’opposizione era stato il voto di una parte dei senatori che apre la strada a una riforma della costituzione che permetterebbe a Cartes di farsi rieleggere nel 2018. Il bilancio dei disordini è di 30 feriti, tra cui 30 senatori, e 211 arresti, fra cui anche minorenni.

Dal 1992 in Paraguay non è consentito ai presidenti di correre per un secondo mandato per evitare il ritorno a dittature come quella del generale Alfredo Stroessner, al potere ininterrottamente dal 1954 al 1989. Ora il sessantenne Cartes, ricco imprenditore di successo eletto nel 2013, punta a modificare la costituzione per ripresentarsi alle elezioni presidenziali.

A un anno dalle elezioni presidenziali, la riforma prevede che i presidenti e i vicepresidenti del paese possano puntare a un altro mandato. Questo aprirebbe le porte alla possibilità di un secondo mandato sia per Cartes sia per l’ex presidente di sinistra Fernando Lugo, che ha governato tra il 2008 e il 2012. Per diventare legge, il provvedimento dovrà essere ratificato dalla camera dei deputati (dove il governo gode di un’ampia maggioranza) prima di essere sottoposto a un referendum confermativo da convocare entro tre mesi. Un’esortazione al dialogo contro la violenza è stata lanciata ieri dalla Conferenza episcopale paraguayana. I vescovi — si legge nel comunicato — auspicano «soluzioni politiche alla crisi» e «senso di responsabilità».

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09 dicembre 2019

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