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Parabole a matita

· Storie della Bibbia nel quotidiano dei bambini ·

Un pastore — stivaloni e cappello da cowboy, camicia a quadri rossa — che porta sulle spalle la pecora smarrita e ritrovata; una ragazza in stile afro che setaccia casa in cerca della dracma mancante; un uomo di una certa età, calvo, con i baffi e due figli, uno dei quali sembrava perduto: la gioia del ritrovamento è incontenibile. Il pastore, la ragazza e il padre invitano gli amici a brindare, tutti sorridono alla festa, tranne qualcuno che chiede «cosa è successo di così speciale?». Rimanda a tre storie molto conosciute il primo libro per bambini scritto a quattro mani da Amy-Jill Levine e Sandy Eisenberg Sasso, Who Counts? 100 Sheep, 10 Coins, and 2 Sons (Louisville, Kentucky, Westminster John Knox Press, 2017, pagine 40, dollari 16), illustrato da Margaux Meganck. Facendo leva sul doppio senso del Who Counts? (Chi conta?), il volume racconta le tre celebri parabole calandole nel quotidiano dei bambini. Un esperimento riuscitissimo replicato in altri due libri.

A Who Counts? 100 Sheep, 10 Coins, and 2 Sons, infatti, è seguito — sempre avvalendosi delle bellissime tavole di Margaux Meganck — The Marvelous Mustard Seed (Louisville, Kentucky, Flyaway Books, 2018, pagine 40, dollari 16). In esso le due scrittrici ebree statunitensi, grandi esperte di parabole — l’una è docente di Studi Neotestamentari (e fa parte del comitato di direzione di «donne chiesa mondo»), l’altra è rabbina emerita (Eisenberg Sasso è stata la prima donna ordinata rabbino nel giudaismo ricostruzionista) — raccontano la storia di una semina. In un giardino completamente spoglio, dinnanzi a una casa americana dagli inconfondibili mattoncini rossi, un bambino e una bambina che sotterrano un seme. Non è un seme qualunque: è un seme talmente piccolo che è possibile vederlo solo ricorrendo alla lente d’ingrandimento. È un seme di senape.

Nella prima tavola li vediamo intenti a piantarlo nella nuda terra e da lì, pagina dopo pagina, seguiamo il miracolo del più piccolo tra i semi presenti in natura capace di diventare — con l’aiuto del sole e della pioggia — una pianta grandissima: gli uccelli si fermano a riposare, le persone trovano ristoro sotto la sua ombra, gli adulti vi appendono le altalene per i piccoli, e dai suoi frutti ricavano spezie per cucinare o per curare. Una rappresentazione del testo evangelico, dunque, colorata, semplice ma profonda, calata nella realtà quotidiana, a misura di bambino.

Per il terzo volume, Who Is My Neighbor? (Louisville, Kentucky, Flyaway Books, 2019, pagine 32, dollari 17) le autrici si sono invece affidate ai disegni di Denise Turu. Questa volta incontriamo la parabola del Buon Samaritano: i Blu e i Gialli non si sono mai mischiati; è sempre stato così, anche se nessuno ricorda perché. Ognuno vive — convinto di essere il colore più bello — nella sua città; popolata l’una di nontiscordardime, mare e mirtilli, l’altra di banane, girasoli e yellow brick roads. Gli adulti invitano i bambini a diffidare degli abitanti dell’altra città: «State attenti, non vi avvicinate, noi siamo meglio di loro». E così per anni la separazione è assicurata. Ma un giorno Midnight Blue cade rovinosamente dalla sua bicicletta (blu), rimanendo a terra ferito. Passa di lì Navy: chi avrà fatto cadere Midnight Blue? Aiutarlo potrebbe essere pericoloso, e così l’amica finge di non vederlo; è quindi la volta di Powder Blue, ma anche lui teme un’imboscata e tira dritto. Si fermerà solo un Giallo, Lemon: superata la diffidenza reciproca, Lemon farà salire Midnight Blue sulla sua bicicletta (gialla) per portarlo dal medico. Tutto cambierà per sempre: nell’ultima tavola, città, abitanti e colori sono finalmente mescolati in un festoso pic-nic circondato da girasoli e nontiscordardime.

«Chi è il mio prossimo?» ci chiediamo, mentre un Blu divora una banana e un Giallo beve succo di mirtillo. Ridendo insieme.

di Silvia Gusmano

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18 ottobre 2019

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