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Parabole d’oriente

· Una mostra fotografica sulle minoranze cristiane ·

Quanto sembrano lontane le parole dello storico francese Fernand Braudel, che negli anni Cinquanta parlava del Mediterraneo come «dell’unità di un sistema coerente, dove tutto si mischia e si ricompone in un’unità originale». Attraverso lo sguardo di Michele Borzoni, e l’intensità composta dei suoi scatti, siamo accompagnati invece a guardare da vicino le fratture e i conflitti che oggi spaccano il Medio oriente.

Un fedele nella chiesa dei Quaranta martiri di Mardin, in Turchia

Borzoni — scrive la curatrice Renata Ferri introducendo il catalogo della mostra «Parabole d’Oriente. Il cristianesimo alla sfida del nuovo millennio» — racconta ogni luogo con immagini di paesaggi di grande equilibrio compositivo, capaci di comprendere la natura stessa del territorio.

L’esposizione, promossa dall’Ambasciata della Repubblica d’Armenia presso la Santa Sede con il patrocinio del Pontificio Consiglio della cultura, allestita presso il complesso del Vittoriano a Roma — e aperta al pubblico dal 19 settembre al 1° ottobre — costituisce la tappa romana di una serie di mostre che toccheranno nell’arco di un anno diversi luoghi, passando per Bruxelles, Ginevra e New York. La prima tappa si è svolta a Rimini, alla xxxv edizione del Meeting per l’amicizia tra i popoli.

Per costruire un racconto si è scelto di mostrare la realtà trasfigurata dalla guerra e dalla sofferenza delle comunità cristiane tentando di evitare gli stereotipi e la facile iconografia, restituendo alla fotografia uno dei suoi compiti fondamentali: essere un documento, testimonianza diretta di ciò che accade, un puntuale e indispensabile strumento per la ricostruzione della storia.

Parabole in senso materiale — le antenne che permettono di vedere i network televisivi, da qui il titolo della mostra — e parabole narrative contenute in uno scatto, capaci di descrivere un mondo.

di Silvia Guidi

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16 luglio 2019

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