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Papa Gregorio XIII e il ritratto di Bologna

· Nel 1575 il Pontefice fece affrescare nei Palazzi Apostolici la pianta della sua città natale ·

Nel cuore dei Palazzi Apostolici, fra gli appartamenti privati del Papa e gli uffici della Segreteria di Stato, c’è un ambiente che pochi conoscono perché inaccessibile ai visitatori, escluso dagli usi turistici, collocato al centro di una serie di percorsi di esclusiva pertinenza della Curia Vaticana. È la Sala Bologna. Si chiama così perché le pareti riproducono in affresco e in pianta cartografica di grandi dimensioni, tutta intera la città di Bologna e anche il relativo territorio con le frazioni, i castelli, le parrocchie rurali, la rete viaria ed idraulica, l’ordine e i caratteri dei coltivi.

All’anno 1575 la ricca colta internazionale Bologna, seconda capitale dello Stato della Chiesa e sede della celebre università frequentata da professori e studenti di tutta Europa, offre l’immagine di se stessa a opera di un gruppo di artisti (Lorenzo Sabatini, Ottavio Mascherino, il Vanosino da Varese) selezionati dal Papa regnante che era, all’epoca, il bolognese Gregorio XIII Boncompagni.

Molto ci sarebbe da dire su questo grande Pontefice. Professore di giurisprudenza nell’università della sua città, uomo di studi e di libri, eletto cardinale in età già avanzata e in tale veste protagonista fra i più influenti del concilio di Trento, fu eletto Papa il 13 maggio 1572 al termine di un conclave durato un solo giorno. Doveva essere un Pontefice di transizione. Regnò invece quattordici anni e furono anni di straordinaria importanza nella storia della Chiesa.

Gregorio fu un duro, intelligente e lungimirante Papa della controriforma. Abile diplomatico, attivo con successo su tutti gli scacchieri europei, fu uno dei maggiori artefici della riconquista cattolica, perseguita con ogni mezzo politico, militare, culturale e pastorale insieme.

Negli anni del suo pontificato trovano scrupolosa applicazione i decreti del concilio, si strutturano e si potenziano i nuovi ordini religiosi (i gesuiti, gli oratoriani, i cappuccini) nasce una estetica cattolica con il Discorso intorno alle immagini di Gabriele Paleotti (1581-1582). Mentre il confronto con il mondo protestante obbliga la Chiesa di Roma a fornirsi degli strumenti apologetici ma anche filologici e storici necessari ad affermare le sue verità e ad affermare il suo primato. È questo il clima che, fomentato dall’intellettuale Gregorio XIII Boncompagni, porta alla nascita dell’archeologia cristiana con Antonio Bosio e ai monumentali Annales Ecclesiastici di Cesare Baronio.

Papa Gregorio conclude la decorazione pittorica della Cappella Paolina lasciata interrotta da Michelangelo, chiamando Federico Zuccari e il bolognese Lorenzo Sabatini. Inaugura la Sala Regia di Giorgio Vasari, con affreschi che sono la terribile ed eloquente celebrazione della Chiesa combattente; una Chiesa che ringrazia Dio con solennissimi Te Deum e gioisce in uguale misura per il Turco sconfitto a Lepanto (1571) e per gli Ugonotti sterminati a Parigi (1572). Ovunque, nelle chiese e nei palazzi di Roma, Papa Boncompagni moltiplica il draghetto alato rampante su fondo rosso del suo stemma.

Come tutti sanno, il capolavoro sommo di Gregorio XIII fu la riforma del calendario civile che porta il suo nome. Mentre splendida testimonianza dei suoi interessi scientifici, storici e letterari è la Galleria delle carte geografiche in Vaticano, oggi inserita nel percorso dei Musei. La Galleria è lunga 120 metri, larga 6. Le pareti sono per intero ricoperte dalla rappresentazione delle regioni d’Italia nella restituzione cartografica del grande matematico e geografo Egnazio Danti. La Galleria delle carte geografiche, il luogo che — dicevano i contemporanei — permetteva al Papa di percorrere l’Italia senza uscire dai sacri appartamenti, venne inaugurata nel 1581, sei anni dopo la Sala Bologna che ne rappresenta il precedente tecnico e simbolico. Le maestranze operose nei due cantieri sono in gran parte le stesse ed uguale è l’obiettivo perseguito dal Papa: dare immagine scientifica e poetica insieme, ai luoghi amati. La Sala Bologna e la Galleria delle carte geografiche sono il capolavoro di un sovrano che amava in uguale misura la piccola patria nativa, la più grande patria Italia, giardino della Chiesa, la religione, le scienze e le arti.

Che nel cuore dei Palazzi Apostolici si custodisse un “ritratto” di Bologna e del suo territorio di esaustiva minuziosa esattezza, antico di più di quattro secoli, era noto soltanto agli specialisti. Ci voleva la meritoria determinazione di Fabio Roversi Monaco, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna e presidente del Museo della Città – Genus Bononiae, perché la pianta della città amata da Papa Boncompagni lasciasse i Palazzi Apostolici per approdare all’ombra delle due Torri. Ci arriva in facsimile (un facsimile che si è giovato delle tecnologie digitali più sofisticate) e che verrà installato all’interno del percorso museale cittadino che è stato chiamato Genus Bononiae.

Il ritratto di Bologna esce dunque dal Vaticano affidato a un clone perfetto praticamente indistinguibile dall’originale. Intanto i principali responsabili dell’impresa, Francesco Ceccarelli e Nadja Aksamija, affidano le loro pluriennali ricerche a un bel libro che si intitola: La Sala Bologna nei Palazzi Vaticani. Architettura, cartografia e potere nell’età di Gregorio XIII (Venezia, Marsilio, 2012, pagine 220, euro 40) .

È appena il caso di ricordare, che il “progetto Bologna” non sarebbe arrivato a conclusione senza le autorizzazioni dell’arcivescovo James Michael Harvey e del vescovo Paolo De Nicolò, rispettivamente prefetto e reggente della Casa Pontificia. Aggiungo, non senza legittimo orgoglio, che il personale scientifico e tecnico dei Musei Vaticani (Maria Antonietta De Angelis, Rosanna Di Pinto, Filippo Petrignani, fra gli altri) ha offerto con generosa professionalità, una cooperazione che è risultata spesso decisiva.

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29 gennaio 2020

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