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Paolo VI
protettore della vita nascente

Domenica 14 ottobre, mentre è in corso il sinodo sui giovani, Papa Francesco dichiara santo Paolo VI. Appena quattro anni fa, il 19 ottobre 2014, a conclusione del sinodo straordinario sulla famiglia, l’attuale Pontefice lo aveva proclamato beato.

I due eventi su Paolo VI non hanno in comune solo le celebrazioni durante un’assise sinodale. Esiste infatti un altro elemento che li collega e che li rapporta a una radice lontana: alle affermazioni dello stesso Montini, pronunciate nella sua ultima omelia, il 29 giugno 1978.

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Quello che unisce la beatificazione e la canonizzazione del Pontefice bresciano è la stretta similitudine tra i miracoli che ne hanno determinato i due eventi. In entrambi i casi, infatti, è stata invocata la sua intercessione per il felice esito di gravidanze ad alto rischio.

Il miracolo presentato all’esame della Congregazione delle cause dei santi per la beatificazione si è verificato in California nel 2001. Durante il corso di una gravidanza, alla ventiquattresima settimana, l’ecografia evidenziò una notevole riduzione del liquido amniotico. Situazione confermata dalle successive indagini ginecologiche, con il rilievo che la situazione sarebbe andata progressivamente degenerando, con la perdita quasi totale del liquido amniotico, versamento liquido nella cavità peritoneale e presenza di ascite urinosa e megavescica fetale. In sostanza, si configurava una condizione assolutamente infausta per il nascituro, sia prima che dopo il parto. Qualche medico consigliò anche di ricorrere all’aborto, intervento che fu risolutamente rifiutato dalla gestante. Una suora maltese, dell’istituto di Maria bambina, amica di famiglia che aveva conosciuto personalmente Paolo VI, cominciò a chiederne l’intercessione, coinvolgendo nella preghiera sia la mamma e i congiunti del futuro nascituro sia le sue consorelle. Alla trentaquattresima settimana di gravidanza, improvvisamente, l’ecografia rivelò un netto miglioramento, tanto che alla trentanovesima settimana nacque un bambino in condizioni sane, con attività respiratoria normale e pianto spontaneo. Negli anni successivi, le indagini ne hanno diagnosticato il perfetto stato di salute sia per le funzioni neurologiche sia per quelle fisiologiche.

Nel caso della canonizzazione il miracolo è risultato ancora più inspiegabile. Nella diocesi di Verona, il 23 settembre 2014, una gestante viene ricoverata per una minaccia di aborto, dovuta alla rottura prematura delle membrane amniocoriali con conseguente fuoriuscita di liquido amniotico. Durante il ricovero la situazione clinica non migliora e i medici diagnosticano il probabile esito infausto della gravidanza. Anche dopo la dimissione dall’ospedale, infatti, sebbene il feto continui a evolversi, la gestante ha costanti perdite ematiche e di liquido amniotico. Con l’aggravarsi della situazione, i medici invitano discretamente i futuri genitori ad acconsentire all’aborto terapeutico. Possibilità che viene elusa in favore del prosieguo della gravidanza.

Nei primi di ottobre, una collega della gestante, su suggerimento di un amico ginecologo, consiglia d’invocare l’intercessione di Paolo VI, che sarebbe stato beatificato il giorno 14 per un miracolo a un feto. Alla fine del mese, la futura mamma, con il coniuge e il primo figlio, si recano a Brescia, per pregare il nuovo beato nel santuario di Santa Maria delle Grazie, frequentato da Giovanni Battista Montini durante l’infanzia e la giovinezza e dove attualmente s’incontrano i fedeli devoti per venerarne la memoria. Nonostante la quotidiana invocazione al beato, però, la situazione non migliora e la gestante è costretta ad altri ricoveri in diverse strutture ospedaliere. Alla fine di novembre subisce un ultimo ricovero per attività contrattile uterina e perdita di liquido amniotico tinto di meconio. Gli esami rilevano anche il permanere dell’anidramnios e la posizione podalica del feto. Dimessa il 2 dicembre, dopo una terapia di supporto e di antibiotici, la notte del 25 dicembre ritorna nella stessa struttura sanitaria, per l’insorgere dell’attività contrattile uterina. Alle ore 6.58, all’età gestazionale di 26 settimane, nasce una bambina, con parto prematuro e in presentazione podalica. Portata immediatamente nel reparto di terapia intensiva neonatale, la neonata è sottoposta a tutte le cure necessarie. Dimessa due giorni dopo, in condizioni generali stabilizzate, è trasferita presso il reparto di patologia neonatale per la prosecuzione delle cure. Dimessa nell’aprile 2015, in condizioni generali soddisfacenti, la neonata è stata successivamente seguita da costanti controlli clinici e, come riportato dai referti medici, a tutt’oggi è in buona salute.

Considerando questi miracoli avvenuti su bambini non nati, inevitabilmente, si è portati a cogliere la relazione che esiste con le affermazioni finali dell’ultima omelia che Paolo VI tenne in occasione del quindicesimo anniversario del pontificato. Un’omelia dal sapore di commiato, in cui, formulando un bilancio «complessivo su quello che è stato il periodo durante il quale il Signore ci ha affidato la sua Chiesa», esorta, con sguardo profetico, alla tutela della fede, e alla difesa della vita umana: «In questo impegno offerto e sofferto di magistero a servizio e a difesa della verità, noi consideriamo imprescindibile la difesa della vita umana. Il concilio Vaticano secondo ha ricordato con parole gravissime che “Dio padrone della vita, ha affidato agli uomini l’altissima missione di proteggere la vita”! (Gaudium et spes, 51) E noi, che riteniamo nostra precisa consegna l’assoluta fedeltà agli insegnamenti del concilio medesimo, abbiamo fatto programma del nostro pontificato la difesa della vita, in tutte le forme in cui essa può esser minacciata, turbata o addirittura soppressa... Ma la difesa della vita deve cominciare dalle sorgenti stesse della umana esistenza. È stato questo un grave e chiaro insegnamento del concilio, il quale, nella costituzione pastorale Gaudium et spes, ammoniva che “la vita, una volta concepita, dev’essere protetta con la massima cura; e l’aborto come l’infanticidio sono abominevoli delitti” (Gaudium et spes, 51). Non abbiamo fatto altro che raccogliere questa consegna, quando, dieci anni fa, promanammo l’enciclica Humanae vitae (25 iulii 1968: aas 60 [1968] 481-503): ispirato all’intangibile insegnamento biblico ed evangelico, che convalida le norme della legge naturale e i dettami insopprimibili della coscienza sul rispetto della vita, la cui trasmissione è affidata alla paternità e alla maternità responsabili, quel documento è diventato oggi di nuova e più urgente attualità per i vulnera inferti da pubbliche legislazioni alla santità indissolubile del vincolo matrimoniale e alla intangibilità della vita umana fin dal seno materno».

L’avere indicato la difesa della vita nascente, quale momento più vulnerabile dell’uomo, induce Paolo VI a considerane un altro, altrettanto debole, quello della fase evolutiva. Quando la persona, nell’affacciarsi al mondo delle relazioni, ha bisogno di fiducia e di rispettoso e amorevole accompagnamento: «Ma siamo stati indotti altresì dall’amore alla gioventù che sale, fidente in un più sereno avvenire, gioiosamente protesa verso la propria auto-realizzazione, ma non di rado delusa e scoraggiata dalla mancanza di un’adeguata risposta da parte della società degli adulti. La gioventù è la prima a soffrire degli sconvolgimenti della famiglia e della vita morale. Essa è il patrimonio più ricco da difendere e avvalorare. Perciò noi guardiamo ai giovani: sono essi il domani della comunità civile, il domani della Chiesa».

Come è possibile riscontrare per tanti altri santi, anche per Paolo VI è possibile constatare una continuità tra ciò che ha caratterizzato la sua risposta esistenziale alla chiamata di Dio e la sua attuale intercessione.

Una voce, ormai diventata comune, specifica Papa Montini come il successore di Pietro che, in un’intima comunione con Cristo, ha moltiplicato i suoi tanti talenti in favore della persona umana, considerata, nella visione di Dio, il valore che determina il senso di tutte le realtà create. Un senso che genera autentica storia umana solo se la singola persona si dispone alla comunione con l’altro secondo la volontà di Dio.

In questa prospettiva, probabilmente, è possibile comprendere il significato dei due miracoli attribuiti a Paolo VI che, implicitamente, ci viene indicato come particolare protettore della vita nascente.

di Antonio Marrazzo
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