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Paolo VI
grande Papa della modernità

· All’Angelus Francesco ricorda il suo predecessore a quarant’anni dalla morte ·

Jean Guitton, «Incontro» (1971)

L’applauso di piazza San Pietro per Paolo VI, «grande Papa della modernità». Hanno risposto con convinzione i ventimila fedeli presenti all’Angelus del 5 agosto, vigilia del quarantesimo anniversario della morte del Pontefice bresciano, quando Papa Francesco ha ricordato «con tanta venerazione e gratitudine» il suo predecessore, chiedendo un applauso per lui. «In attesa della sua canonizzazione, il 14 ottobre prossimo» Montini «dal cielo interceda per la Chiesa, che tanto ha amato, e per la pace nel mondo» ha detto il Ponetfice. Una testimonianza di affetto rinnovata l’indomani mattina, nella festa della Trasfigurazione del Signore, con la visita alla tomba di Paolo VI nelle Grotte vaticane.

Prima della recita della preghiera mariana, come di consueto Francesco aveva commentato il vangelo del giorno, tratto dal vangelo di Giovanni (6, 24-35). In queste ultime settimane, ha spiegato, «la liturgia ci ha mostrato Gesù che va incontro alle folle e ai loro bisogni». Invece «nell’odierno racconto la prospettiva cambia: è la folla, sfamata da Gesù, che si mette nuovamente in cerca di lui». Ma questo «a Gesù non basta»; infatti egli «vuole che la ricerca di lui e l’incontro con lui vadano oltre la soddisfazione immediata delle necessità materiali». Cristo «è venuto ad aprire la nostra esistenza a un orizzonte più ampio rispetto alle preoccupazioni quotidiane del nutrirsi, del vestirsi, della carriera». E così facendo — ha concluso il Pontefice — «il Signore ci invita a non dimenticare che, se è necessario preoccuparci per il pane, ancora più importante è coltivare il rapporto con lui, che è il “pane della vita”».

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26 agosto 2019

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