Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Paolo VI e il primato
dello Spirito Santo

· In un libro di Salvatore Martinez ·

Fu Leone XIII, nel 1897, a promulgare la prima Enciclica sullo Spirito Santo, la Divinum Illud Munus, definito «il grande sconosciuto». Passeranno ottantanove anni per avere una seconda Enciclica sullo stesso tema: con la Dominum et vivificantem (1986) Giovanni Paolo II scrisse un’opera teologica in cui sottolinea con forza il significato e il valore dell’azione dello Spirito nella vita della Chiesa e del mondo. Ed è in questa dimensione squisitamente spirituale che perfettamente s’inserisce il ritratto di san Paolo VI quale Pontefice animato dalla profonda consapevolezza dell’importanza nevralgica rivestita dallo Spirito Santo quale tassello principe del mosaico della fede. 

Tale ritratto s’impone nel libro di Salvatore Martinez, presidente del Rinnovamento nello Spirito Santo, Paolo VI. Umanità e spiritualità (Roma, Edizioni Rinnovamento nello Spirito Santo, 2018, pagine 80, euro 9,50), che contiene un’intervista di Luciana Leone a Fausto Montini, settimo e ultimo figlio di Lodovico Montini, fratello di Giovanni Battista poi divenuto Paolo VI. Nell’incipit l’autore afferma di preferire parlare di “autoritratto”, poiché vuole che sia Paolo VI stesso a parlare con i suoi scritti e discorsi. Ma è poi Martinez a evidenziare il fatto, come doverosa premessa all’autoritratto, che Montini pose lo Spirito Santo al vertice della sua intima adorazione, aggiungendo che pochi sanno che l’espressione «cultura della Pentecoste», consegnata da Giovanni Paolo II al Rinnovamento dello Spirito, il 14 marzo 2002, è un’espressione di Paolo VI, coniata unitamente a un’altra che ha avuto maggiore fortuna, la «civiltà dell’amore». Come puntualmente e significativamente sottolinea nella prefazione monsignor Leonardo Sapienza, Reggente della Prefettura della Casa pontificia, il Papa — nelle sue catechesi e nelle sue preghiere — faceva notare, come avvenne nell’udienza generale del 20 maggio 1964, che lo Spirito Santo «è il principio divino animatore della Chiesa: è vivificante, è unificante, è illuminante, è operante, è consolante, è santificante». Per questo motivo, egli invitava tutti a dare al culto dello Spirito Santo «più degna espressione». E monsignor Sapienza ricorda che, parlando un giorno con monsignor Virgilio Noè, il Papa si mostrò contrariato perché la riforma liturgica aveva eliminato la novena di Pentecoste e il “settenario”, che era rimasto, invece, nel rito ambrosiano. Con decisione, Montini, nell’Esortazione apostolica Evangelii nuntiandi affermava: «Di Lui, soprattutto, ha bisogno oggi la Chiesa! L’evangelizzazione non sarà mai possibile senza l’azione dello Spirito Santo». Meritano di essere riascoltate — scrive monsignor Sapienza — le parole di Paolo VI, le quali suonano quanto mai attuali: parole che sottolineano che neppure le più perfette tecniche dell’evangelizzazione potranno «sostituire l’azione discreta dello Spirito». E anche la preparazione più raffinata dell’evangelizzazione «non opera nulla senza di Lui». E senza di Lui, i più elaborati schemi a base sociologica o psicologica si rivelano «vuoti e privi di valore».
Il libro ha il merito di offrire un esauriente florilegio dei passi più significativi dedicati da Paolo VI allo Spirito Santo: una scelta mirata e accurata, che consente al lettore di avere un quadro nitido e illuminante del pensiero del Papa. Nell’udienza generale del 29 novembre 1972 Montini, scrive Martinez, consegna ai fedeli uno dei più begli “affreschi” sulla Chiesa che siano mai stati dipinti: «La Chiesa — affermava il Papa — ha bisogno della sua perenne Pentecoste; ha bisogno di fuoco nel cuore, di parole sulle labbra, di profezia nello sguardo. La Chiesa ha bisogno d’essere tempio di Spirito Santo. Ha bisogno di risentire salire dal profondo della sua intima personalità, quasi un pianto, una poesia, una preghiera, un inno, la voce orante cioè dello Spirito che, come ci insegna san Paolo, a noi si sostituisce e prega in noi e per noi». L’autore, a conclusione del florilegio, auspica che in ciascuno di noi possano compiersi le parole che Paolo vi pronunciò nell’omelia del 26 maggio 1968: «Tra tutte le esperienze che vita umana può avere, la più bella, la più gioiosa, la più ricca di promesse e consolazione è proprio quella di possedere lo Spirito di Dio».
Di ritratto è invece lecito parlare riguardo all’intervista a Fausto Montini che dello zio richiama tratti salienti, sia della figura che del magistero. Riguardo allo Spirito Santo, Paolo VI — rileva Luciana Leone — non ha scritto Encicliche o Esortazioni apostoliche, eppure la sua fiducia nella terza persona della Trinità è trasversalmente rintracciabile in moltissimi dei suoi scritti. «In casa nostra — dichiara Fausto Montini — abbiamo sempre avuto la convinzione che ci sia una speciale assistenza da parte dello Spirito Santo. Io posso dire di avere toccato quasi con mano, fisicamente, la presenza dello Spirito Santo in lui. Al riguardo, il nipote ricorda di aver esclamato — il primo giorno dello zio da Papa, dopo la cerimonia d’incoronazione — «Questa è un’altra persona!». Fausto è certo che lo zio avesse una precisa assistenza dello Spirito Santo, «che non gli ha mai fatto perdere non lo solo la speranza, ma la serenità». 

di Gabriele Nicolò

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

18 marzo 2019

NOTIZIE CORRELATE